Volo in diretta, mercoledì l'ultima puntata/Rassegna stampa: Fabio cazzeggia troppo, meglio in radio

Anticipazioni sulla puntata conclusiva del varietà di seconda serata di Rai3 e analisi di Grasso, Dipollina, Siti, Specchia, Caverzan e Delbecchi.

volo in diretta-febbraio 2013.JPG Un anno di Volo in diretta (voto: 6,5) in una puntata: cosa ho imparato? Se lo chiede Fabio Volo (7) nell'ultimo appuntamento (per sempre?) con il programma di Rai3 in onda mercoledì 6 febbraio alle 23.20. Una riflessione su quanto accaduto nelle oltre settanta puntate, conclusa da un gesto clamoroso: la fuga dallo studio.


Volo si ritrova così, come in un sogno, a Parigi in cerca di consigli per una nuova vita, accompagnato dall'attrice Nabiha Akkari che gli fa da guida. E nella capitale francese incontra tre personaggi che gli spiegano quali strade potrebbero aprirsi davanti a lui: il filosofo Bernard-Henry Lèvy, il corrispondente Rai Alberto Romagnoli e il cantante Pacifico.


Protagonista della puntata, inoltre, il comico Claudio Lauretta che si cimenta in un'imitazione mai tentata prima: quella di Fabio Volo.

RASSEGNA STAMPA Aldo Grasso sul Corriere della Sera: "Volo appartiene a quella ristretta schiera di personaggi del mondo dello spettacolo capaci di fare a meno dei contenuti. Si esprimono attraverso un mood, attraverso gli umori che istintivamente sanno trasmettere, attraverso un'atmosfera che permette loro di affrontare qualsiasi argomento senza la necessità di doverlo approfondire. Lo ricorderemo, sostenibile o meno, per la sua leggerezza dell'essere, per uno che da tempo ha smesso di prendere sul serio la serietà dei suoi ospiti, per la sua capacità di non mostrare mai imbarazzo di fronte alle cose che di solito lo provocano. Però, non lo dimentichi, è più bravo in radio che sulla pagina scritta o in tv".

Antonio Dipollina su Repubblica: "Volo in diretta ha messo in pista una quantità cospicua di fatti, persone e il loro contrario: tanto, tutto dura poco, non bisogna farla lunga su niente e conta divertirsi o emozionarsi al momento. Formula perfetta, trasparenza perseguita a viva forza. Delizie qui e là, l'esatto opposto qua e lì, tutto scorre e, diceva il saggio, non c'è niente da capire".

Walter Siti su La Stampa: "Volo è un buono per natura, più scanzonato che disimpegnato, un Fazio meno istituzionale, un Chiambretti meno ombroso. Il suo protagonismo incontenibile è imbrigliato attraverso una serie di rubriche, non tutte affidate a lui".

Francesco Specchia su Libero: "Adesso basta. Bisognerebbe che qualcuno, a viale Mazzini l'avvicinasse, gli mettesse, con coraggio, la mano sulla spalla e gli dicesse: «Caro Fabio Volo, va bene, ci hai provato. Ci hai provato a mescolare la tua calvizie con la Scuola di Vienna (anche se non sai cosa sia la Scuola di Vienna), Hallo Spank con Chomsky, i futuristi col finto pop. Grazie, però, adesso basta con le cazzate». Volo in diretta, da striscia innocua, densa di vapore acqueo intellettuale, è diventata una scatola vuota, sempre più destinata a contenere soltanto l'ego del presentatore".

Maurizio Caverzan su Il Giornale: "Parliamo di futuro, parliamo di giovani. Qualcuno deve aver detto a Volo che il cazzeggio non basta. Si può fare in radio ma in tv no, non è sufficiente. Ci vuole più polpa".

Nanni Delbecchi su Il Fatto Quotidiano: "Può un programma televisivo soffrire della sindrome di Peter Pan? Certo che può, anzi, deve. Basta che si presenti come un ibrido tra il monologo, il talk show e il varietà, che sia bloccato all'età dello sviluppo anche nella durata, che sia condannato alla giovinezza perpetua e quindi voglia essere in teoria quasi tutto e in pratica quasi nulla. Ma un 'nulla' lucido, un 'quasi' assoluto come una vocazione. Quando l'unica cosa che conta è restare giovani, ridipingere ogni giorno la linea d'ombra dieci metri più in là, è vietato sbilanciarsi".


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