Una grande famiglia, ultima puntata lunedì su Rai1/Rassegna stampa: fiction come Brothers&Sisters

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Anticipazioni sulla trama dell'ultima puntata della serie di Rai1, in onda lunedì 14 maggio. Ecco le analisi di Grasso, Dipollina, Caverzan, Menzani, Poggialini, Carini.

una grande famiglia-ultima puntata-rai1.jpg SPOILER Nell’ultimo appuntamento con la fiction Una grande famiglia (voto: 8), in onda su Rai1 lunedì 14 maggio alle 21.10, dopo aver scoperto l’omosessualità del figlio, Laura vorrebbe riportare Nicolò a Bergamo, ma in sua difesa interviene la nonna Eleonora che la accusa di essere una madre troppo rigida. Nicoletta, dopo avere lasciato Vittorio con la complicità del fratello Stefano, viene sorpresa dalla visita della madre di Ruggero recatasi alla villa per congratularsi con Eleonora del fidanzamento dei figli. Imbarazzata dall’assurdità della situazione, Nicoletta affronta Ruggero che, spiazzandola, la chiede in sposa.

Intanto il rapporto tra Raoul e Martina sembra volgere al termine. Raoul rivela alla compagna di essere innamorato di Chiara e di non poter più continuare a fingere. In fabbrica, la situazione non accenna a migliorare: Ernesto, per non perdere la casa e tutto ciò che gli è rimasto, si trova costretto a vendere le quote dell’azienda. Appresa la notizia, Serafina avverte il suo interlocutore misterioso e sale a bordo della sua auto. Chiara, invece, annuncia ai figli e al resto dei Rengoni la sua intenzione di lasciare la villa per ricominciare una nuova vita a Milano. A spingerla a questa decisione, la scoperta di essere incinta e l’intenzione di tenere la notizia segreta. Laura, dal canto suo, fa una scelta importante: dopo avere frainteso l’amicizia e il sostegno di Bisogni, lascia il lavoro nell’azienda ospedaliera per tornare a vivere nella villa di famiglia. È tempo di festeggiamenti in casa Rengoni: i soldi scomparsi mesi prima sono improvvisamente riapparsi nei conti dell’azienda. Per Ernesto non ci sono dubbi: Edoardo può essere vivo e implicato nell’inaspettato ritrovamento del denaro. Nel corso della cena per festeggiare il pericolo scampato Eleonora nota uno scambio di sguardi tra Raoul e Chiara e intuisce che i due nascondono qualcosa. Ma la donna non ha neanche il tempo di affrontare la questione che i Rengoni e i loro invitati sono interrotti da una visita totalmente inaspettata… Edoardo è vivo?

RASSEGNA STAMPA Aldo Grasso sul Corriere della Sera: “Ogni membro diventa il portatore di una storia e i legami familiari sono il tessuto naturale per ogni tipo di trama o di intreccio. Una grande famiglia di Ivan Cotroneo ha poco da spartire con la fiction italiana, il cui format ideale è la biografia in due puntate. Il modello strutturale sembra piuttosto preso a prestito da Brothers & Sisters (2006) che racconta la travagliata vita quotidiana dei Walker, una famiglia californiana composta da due genitori e cinque figli. Mentre, per la recitazione e per la coloritura con cui sono tratteggiati i singoli caratteri, il punto di riferimento sembra La famiglia di Ettore Scola (1986). Anche se l’ambientazione brianzola è del tutto spiazzante rispetto alla romanocentricità di molto cinema (ahimè, il discorso vale però solo per la location non per gli attori). La foto di gruppo dei Rengoni si anima percorsa da una vena drammatica striata da mistero. Se si ride, si ride a denti stretti. La speranza è che la tenuta narrativa raggiunga felicemente il porto della sesta puntata”.

Antonio Dipollina su Repubblica: “A Rai Fiction dicono che stavolta c’è un prodotto come si deve. Hanno ragione, ma hanno anche effettiva coscienza di quello che passa il convento (il loro), solitamente. E così Una grande famiglia ridà respiro al genere: è come se qualcuno un giorno si mettesse a tavolino e dicesse ‘Ripartiamo dall’abc’. I Rengoni, industriali tessili, Brianza velenosa, hanno nel patriarca Ernesto il capostipite, un abisso di fragilità dopo una malattia. I cinque figli sono un compendio Istat del paese, ognuno a rappresentare una categoria: divisi e tormentati, ma senza unità non si va avanti. La crisi morde e il primogenito scompare nel nulla. Drammie dinamiche hanno intensità e lasciano il minimo agli effetti speciali: Stefania Sandrelli e Gianni Cavina guidano con saggezza, Ale Gassman e gli altri vanno oltre le convenzioni. Merito al gruppo autoriale, Riccardo Milani in regia, Ivan Cotroneo, Stefano Bises e Monica Rametta in sceneggiatura”.

Maurizio Caverzan su Il Giornale: “Adesso che è stato trovato, sembra l’uovo di Colombo. Era facile, un’ovvietà. Ma finora nessuno ci aveva pensato. Almeno dai tempi dei Cesaroni. La fiction italiana non sa uscire dalle biografie di taglio storico. E non sa raccontare il Nord evoluto. Invece, ecco una serie moderna di sei puntate che mescola commedia, mistery e giallo e narra le vicende di Una grande famiglia nella quale il grande pubblico ci sta dentro alla grande, come confermano gli ascolti (oltre 7 milioni). Una famiglia numerosa, cinque figli con mogli e mariti e altri figli per un totale di tre generazioni, ognuna con i propri tic e le proprie gerarchie. Storie, preferenze e idiosincrasie che s’intrecciano. Tra cognati che avrebbero potuto essere coniugi. Tra una suocera che detesta la nuora che non ha mai lavorato. Tra figli unici pieni di paure e squinzie viziate della Milano bene. Una storia di adesso, con le case ben arredate delle famiglie altolocate, i telefonini che squillano e la strana sensazione di non conoscere fino in fondo nemmeno chi ti dorme accanto”.

Alessandra Menzani su Libero: “Scopiazzata è scopiazzata, però bene. Una grande famiglia, la nuova fiction di Rai1, ogni minuto che passa somiglia sempre di più al defunto Brothers and sisters americano, il telefilm con Calista Flockart e Rob Lowe chiuso alla quinta stagione per bassi ascolti. Gli elementi comuni sono talmente tanti che la fiction è già stata ribattezzata il Brothers and sisters padano perché girato tra il lago di Como e Milano. L’elemento clamoroso è la figura della madre-chioccia, protettiva ed affettuosa. Interessante è l’aderenza della serie con la crisi che viviamo oggi e la presenza assillante delle banche”.

Mirella Poggialini su Avvenire: “Aggressività reciproche, personaggi disegnati con rigidità per significare atteggiamenti preconcetti, tensioni che esplodono malamente, complicità ambigue: per esempio, la figlia che chiede aiuto alla religione è vista con scarsa simpatia, secondo intenti macchiettistici. Come se, malgrado la indubbia abilità di Ivan Cotroneo, lo sceneggiatore che ricordiamo anche per Tutti con amore, la storia fosse narrata stancamente, sul rigo prevedibile dei riferimenti alla società attuale e ai suoi pretesti trasgressivi”.
“Era proprio necessario? Non si poteva evitare, in nome del buon gusto e della sensibilità, quella scena che ha colpito molti, il bacio fra Nicolò, il giovane esponente della famiglia Rengoni, e l’operaio della fabbrica che vediamo nella fiction di Raiuno Una grande famiglia? Pur se già annunciata sin dalla prima puntata, la tendenza omosessuale del ragazzo era stata duramente avversata da compagni di scuola feroci: e questo sarebbe bastato a sollevare il problema, nella sceneggiatura in cui i casi della vita sono stati immessi con tassonomica puntualità per segnare tutti insieme le vicende turbolente e spesso dolorose che la fiction raccoglie. Ma l’intenzione degli autori era evidentemente quella di sfruttare la situazione per creare sconcerto: e non per nulla la scena precedente mostrava i preparativi familiari per il diciottesimo compleanno di Nicolò, tanto per evitare l’ancor più dolente situazione della minore età. Una provocazione voluta, a danno di chi per sua sensibilità evita certe esibizioni: del resto del tutto inutili, sul piano narrativo, per sottolineare la crisi che della fiction è lo scheletro portante. Non sfumature, non accorgimenti che accennano per suggerire: l’andazzo attuale, colpire al cuore, tende alla emozione violenta, allo sconcerto repentino, al fastidio e all’urto. E se la fiction resta il genere prediletto da gran parte del pubblico della tv generalista, e se Una grande famiglia ottiene ascolti più che notevoli, diventa tuttavia strumento di una comunicazione indifferenziata e facile, di presa subitanea e di subitanea reazione, che posta in prima serata ha - avrebbe - l’obbligo di cautele e rispetto per i sentimenti altrui, di chiunque questi siano. Molti se ne sono lamentati, hanno denunciato il disagio per la scena superflua. Una esibizione programmaticamente ’scandalosa’ di un’intimità invece da preservare, in nome del rispetto umano e del buon gusto. Peccato! La ‘grande famiglia’, catalogo di cadute e di trasgressioni in cui molti si possono rispecchiare, avrebbe avuto spazio per raccontarsi con più ampia generosità e comprensiva dolcezza.

Stefania Carini su Europa: “Con qualche variazione, siamo di fronte a Brothers and Sisters, celebre serie americana dedicata alla famiglia Walker (là moriva il patriarca). La copia è così sfacciata da volersi fare omaggio palese, e così la madre qui si chiama Eleonora con diminutivo Nora, stesso nome della matriarca di quel telefilm. I Walker, sebbene lagnosi, erano però ben più complessi: famiglia liberal con figlia attivista repubblicana (il dramma politico!), conoscevano la tragedia di un figlio in Iraq (la Storia che si fa storia) e mettevano in scena tutta la fluidità della famiglia allargata con tocco melodrammatico (figli in provetta, coppie gay, paternità dubbie). Una grande famiglia è molto più prevedibile, meno complessa, pure ridicola qua e là. I Walker non avrebbero mai pensato di tenersi a servizio due domestici di colore con tanto di divisa, o di mettersi a fare un pistolotto sul made in Italy da preservare! I Walker avevano scelto in che campo stare, i Rengoni paiono fare i furbetti buonisti, un po’ a destra un po’ a sinistra un po’ Lega. A differenza dei Walker, sono senza identità politica e forse anche senza una vera identità narrativa: se togliamo i riferimenti al modello americano, rimane poco (ovvero l’intrigo finanziario: quanto saprà esser simbolico in questa era di crisi?). Certo, se non si conosce l’originale, Una grande famiglia è un passo avanti rispetto a quel che propone Raiuno. Vuole alzare il tiro. Basterà?”.

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