X Factor 5, rassegna stampa: show di qualità forte mediaticamente, Francesca Michielin durerà?

X Factor 5, ecco le considerazioni sulla stampa di Grasso, Dipollina, Siti, Mangiarotti e Scanzi. Promosso il talent show ma non mancano le critiche.

xfactor-5-look8-finalisti.jpg RASSEGNA STAMPA su X Factor 5 (voto: 8) / Aldo Grasso sul Corriere della Sera: "Sembra proprio che il passaggio di contenitore abbia fatto bene a X Factor. Abbandonata la dimensione generalista della Rai, il talent show più amato dagli opinion leader è approdato sulla tv a pagamento dando vita a un curioso fenomeno di «galvanizzazione» del format. Si è subito visto che questa edizione di X Factor partiva all'insegna di una qualità più alta rispetto al passato, più simile alla magistrale edizione inglese, con meno sbavature e più elevato impatto spettacolare. L'impressione complessiva è quella di una produzione di alto livello, che si esalta anche in dettagli tecnici come la costruzione dello studio, le luci, il montaggio, l'utilizzo migliore delle professionalità coinvolte. I motivi per cui questa edizione dello show ideato da Simon Cowell è diventata una specie di fenomeno mediatico sono diversi. Per prima cosa, X Factor si propone come una potente macchina discorsiva, che innesca fitti commenti sulla giuria, sui cantanti, sulle canzoni. Tutti ne parlano, soprattutto sui social network, che hanno ormai sostituito la macchinetta del caffè come luogo privilegiato per la chiacchiera tv. Per dire, giovedì sera #xf5 è stato trend topic fisso, argomento più discusso nel Twitterverse italiano. Sono le regole della tv convergente, i programmi funzionano se sanno esondare oltre i confini del piccolo schermo e colonizzare altri mezzi di comunicazione. X Factor c'è riuscito bene, grazie anche alla novità introdotta sul versante del televoto: oltre agli sms, era possibile esprimere la propria preferenza in modo gratuito attraverso i profili sui social network. E così i contatti si sono moltiplicati in modo esponenziale. Ma forse l'aspetto più importante è stato quello della qualità musicale espressa da questa edizione: per la prima volta le canzoni inedite assegnate ai finalisti (la pizzaiola Antonella, i Moderni di Elio e la giovanissima vincitrice Francesca) erano tutte molto convincenti".

Antonio Dipollina su Repubblica: "La vincitrice, Francesca, ha un'età pericolosamente vicina a quella del vincitore di Ti lascio una canzone, la formula Sky è travolgente nell'autoesaltazione quanto perfettina e un po' algida, la salutare comparsata dei ragazzi folli de I Moderni è frutto del lavorìo (della vita moderna) di Elio che ha preso a cuore la situazione ma ora annuncia che finalmente gli faranno fare in tv 'un vero programma di musica'... X Factor versione satellite ha trovato confini più adeguati, gli spettatori sono ovviamente inferiori alla versione Rai ma là era un mezzo flop e qui un trionfo. E guai a fare tante storie: se milioni di appassionati di musica se ne impippano dei talent-show è un problema loro - e probabilmente lo vivono benissimo. La musica mediaticamente vincente, quella che innerva per il resto dell'anno luoghi come 'le classifiche di iTunes' o le radio tutte uguali è questa e lo si sapeva da tempo. Buon per chi apprezza. La banda di Xtra Factor però ci mancherà un po'".

Walter Siti su La Stampa: "L'edizione di X Factor è parsa ringiovanita e rinfrescata rispetto alle ultime edizioni di Raidue. Alessandro Cattelan non doveva imitare gli imbonitori di Las Vegas: preciso, spigliato, fisicamente gradevole, che serve di più? Simona Ventura, libera dai rancori e dagli urti con la dirigenza Rai, si è permessa di essere dolce, fragile e maturata. La combriccola di Xtra Factor ha potuto giocare con irriverenza tra i paradossi dadaisti di Rocco Tanica e la perfidia di Costantino della Gherardesca, un eterno intelligente outsider che perfino da Chiambretti sembrava un po' frenato. Ma soprattutto c'era un clima decontratto, una voglia di divertirsi e di festeggiare qualcosa di cui si può andare orgogliosi".

Marco Mangiarotti su Qn: "Pergetta. Credibile, convincente. Per esaurire tutti gli aggettivi di X Factor 5, l'edizione più bella. Se poi avincere è la tua preferita, Francesca, il tutto ti esalta. C'era un po' di ansia da prestazione 'aspettando' la finale ma è andato tutto benissimo, lo spettacolo e il racconto, una diretta che supera il montaggio. Ha fatto la differenza la musica, un repertorio curioso, a volte colto, mai banale, interpreti di livello non virtuale. Quel che occorre a un talent che tenga fede al suo nome".

Andrea Scanzi su Il Fatto Quotidiano: "X Factor 5 è stato un successo strano. Un esperimento riuscito, non epocale. Più forte mediaticamente che artisticamente. Sembrava tutto a metà strada tra ipertecnologia e casereccio: il cubo tecnologico del processo Extra Factor (pallosetto e con Rocco Tanica ai minimi storici), le scenografie sontuose, il montaggio glamour. Ma anche il coreografo Luca Tommassini che - tipo asilo - legge i ringraziamenti tirando fuori un fogliettino scritto a mano, i faccioni dei presentatori e un'aria generale di pasciutezza (fisica e non solo). Di generosità, di ridondanza anacronistica: un'aria da Sagra Benestante della Musica, piacevole quanto forse effimera. Giusy Ferreri, Marco Mengoni, Noemi, (forse) Nathalie: sono i nomi commercialmente forti usciti da X Factor. E Francesca è già prima su iTunes. Durerà? Tra detrattori a prescindere dei talent e sdoganatori illustri (compreso Fossati), rimane la sensazione agrodolce del molto rumore per poco".

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