Mettiamoci all'Opera, ultima puntata mercoledì su Rai1 con Pupo - Rassegna stampa: lirica svilita

Mettiamoci all'Opera, mercoledì 4 gennaio su Rai1 la seconda e ultima puntata con Pupo. Ecco la rassegna stampa con le considerazioni di Grasso, Comazzi, Poggialini e Tosti.

pupo-giuria-mettiamoci all'opera.JPG Mercoledì 4 gennaio, dall'Auditorium Rai di Napoli, Pupo (voto: 5) conduce la seconda e ultima puntata di Mettiamoci all'Opera (5), il talent show del bel canto. Il programma, in onda su Rai1 alle 21.10, vede al fianco del conduttore Nina Senicar. La sfida sarà, anche questa volta, tra otto i cantanti provenienti da tutt'Italia. Il vincitore riceverà in premio un contratto di un anno messo a disposizione dalla Fondazione Pavarotti. Sarà possibile ascoltare le nuove voci sintonizzandosi anche su Radio1.


I concorrenti si esibiranno in vari generi, dalla musica lirica a quella leggera. Nella giuria ci saranno ancora il soprano Chiara Taigi, il wedding planner italiano e maestro di stile Enzo Miccio e l'attore melomane Enzo Decaro. Ma sarà il pubblico presente all'Auditorium a decretare il vincitore, esprimendo il proprio voto.

RASSEGNA STAMPA Aldo Grasso sul Corriere della Sera: "Non ha reso un buon servizio al melodramma Mettiamoci all'opera, il talent show ideato per trovare fenomeni sconosciuti nel campo del bel canto. È vero che l'opera lirica nasce come genere e forma d'arte popolare e che quindi può aver senso cercare di avvicinare il pubblico generalista di Rai1 alle arie più celebri della tradizione operistica italiana e internazionale. Ma questa operazione simpatia poteva essere condotta in ben altro modo: l'impressione è che il programma si limiti a piegare un oggetto «alto» alle logiche «basse» del genere, sortendo quindi l'effetto contrario. Per di più, Mettiamoci all'opera ha perpetuato il mistero di Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, in prima serata: protagonista di una conduzione impacciata, sembra che legga male il gobbo, sbaglia spesso le pronunce, fornisce spiegazioni e commenti al limite del didascalico sulle opere interpretate dai concorrenti (per interpretare la Carmen di Bizet serve molta personalità!). Certo, quando si apre presentando lo show come «una serata di altissimo livello qualitativo», poi le aspettative sono difficili da soddisfare. Insomma, quando le idee sono stiracchiate, la parvenza di una missione pedagogica non basta".

Alessandra Comazzi su La Stampa: "Il fatto che Pupo annunci l'Habanera della Carmen come fosse l'Aba Nera potrebbe essere un particolare buffo. Solo che il programma, presentato come un omaggio alla lirica, non è buffo per niente. E' pericoloso. Perché dà un'idea sbagliata del genere. Che è pop quant'altri mai, ma nello stesso tempo è serio e va maneggiato con delicatezza e cura, essendo stato negli anni misconosciuto, proprio in quell'Italia che l'ha visto nascere".

Mirella Poggialini su Avvenire: "La lirica, che ha avuto nella storia italiana un ruolo importante, non trae vantaggio dalla miscellanea con il 'varietà', sul quale le reti generaliste contano il loro successo: è, con buona pace di chi alla parola 'cultura' si sente a disagio, un genere 'alto', che fa parte di una tradizione musicale complessa e affascinante in cui il canto diventa messaggio e non evasione. Mescolare volonterosi esordienti canori di varie origini all'intrattenimento forzatamente giocoso del varietà ha impoverito e non arricchito un programma che è apparso comunque raffazzonato e confuso, con intervalli, colori e piglio non adatti a sostenere le prove dei cantanti in gara, che un agitato Pupo presentava, insieme a Nina Senicar, con scarsa convinzione".

Massimo Tosti su Italia Oggi: "Spettacolo da fiera paesana con attrazioni di vario genere (imitatori, ballerine: mancavano i clown e i prestidigitatori). Come se i responsabili di rete, i produttori del programma e gli autori non nutrissero eccessiva fiducia nella possibilità di catturare spettatori puntando unicamente sul bel canto".

  • shares
  • Mail