Colpo d'occhio-L'apparenza inganna, rassegna stampa: show alla vaccinara senza ritmo o tensione

Ecco la rassegna stampa su Colpo d'occhio-L'apparenza inganna, il game show dell'access prime time di Rai1 con Max Giusti.

max-giusti-prima-puntata-colpo-docchio03-large.png Ultimi due giorni di programmazione per Colpo d'occhio-L'apparenza inganna (voto: 6) nell'access prime time di Rai1. Il game show con Max Giusti (5) a volte ha battuto negli ascolti Paperissima sprint (5) e a volte ha perso senza comunque ottenere numeri più alti rispetto al materiale d'archivio di Da da da (6).
RASSEGNA STAMPA Aldo Grasso sul Corriere della Sera: "Max Giusti non è propriamente un conduttore vocato alla leggerezza, perciò i suoi autori hanno pensato bene di caricare i tableaux vivants delle prove con una dose di mostruosità da fiera paesana: spaccare un'anguria con la testa, travestirsi da chitarrista celebre, fare la danza del ventre, entrare in un pallone gonfiabile, trattenere l'acqua in bocca e altre cose del genere. Sconcertare per attrarre. Tuttavia, il tono generale del programma è dato da Max Giusti. Al direttore di Rai1 Mauro Mazza piacciono molto i conduttori romani de Roma. Così ha pensato bene di preparare un panino per il Tg1, ritenendolo forse poco saporito. Sopra gli ha messo Pino Insegno e sotto Max Giusti: pensate che gioia per il pubblico con la camicia verde! L'apparenza non inganna: siamo di fronte alla romanizzazione del game show. Uno guarda Pino Insegno e Max Giusti e ha la sensazione di ingollare i rigatoni con la pajata o la coratella d'abbacchio o la coda alla vaccinara: una droga oscura che suscita le ombre degli inferi".
Antonio Dipollina su Repubblica: "Dilaniati da anni di pacchi, è quasi un gioco divertente, quanto basico. Bisogna scovare l'elemento reale mescolato ad altri tre taroccati. Per esempio, escono quattro tizi con la parrucca e bisogna scoprire qual è l'unico calvo. Colpo d'occhio è - come sbagliarsi? - un format internazionale di successo, il database dei giochini è sterminato e basta adattarli alla bisogna, ovvero il programma si fa da solo. Al buon Max Giusti il compito di ravvivare l'insieme, può scatenarsi a piacimento ma che lo faccia davvero".

Marco Molendini su Il Messaggero: "Conduttore sfruttatissimo dalla Rete che all'abituale atteggiamento casalingo accompagna un tono fin troppo rilassato. Nei quiz, si sa, l'idea è solo un prestesto, il resto lo fanno ritmo e conduttore. Qui mancano l'uno e l'altro (forse ci voleva un Bonolis) e non serve a rimettere a posto le cose neppure il giro conclusivo in cui il gioco scopre un po' di cattiveria sottoponendo i vincitori a una domanda finale".
Alessandra Comazzi su La Stampa: "Il gioco va bene in ascolti, anche da casa si può tirare a indovinare, Max Giusti fa battute peregrine ma poi si sgrida da solo".
Massimo Tosti su Italia Oggi: "Il gioco non ha davvero niente di inedito. L'idea è simile a quella dei Soliti ignoti. La tensione è la stessa che si respira nelle interviste di Gigi Marzullo. Eccitante come una damigiana di camomilla. C'è una sola valida ragione per appassionarsi a un programma del genere?".


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