Vittorio Sgarbi scrive a Lorenza Lei: "Nei miei confronti sfiducia, controllo e censura". Fonti Rai: "Nessuna lettera. Lui viola le regole"

sgarbi 11.jpg Continua il botta e risposta tra Vittorio Sgarbi e i vertici della Rai. Il critico d'arte sarebbe dovuto partire su Rai1 il prossimo 18 maggio con Il mio canto libero (titolo, peraltro, che potrebbe provocare un conflitto giudiziario con la vedova di Lucio Battisti) ma la Rete avrebbe annunciato la possibilità della messa in onda soltanto se registrato.
"Contro ogni accordo-contratto con il dg in piena lealtà e collaborazione, appare oggi voler non essere rispettato in contrasto con un fondamentale codice dentologico morale e civile tra le parti, ho per questo ritenuto di scrivere una lettera al dg Lorenza Lei di cui renderò noto il contenuto nelle prossime ore per chiarire la mia posizione - dichiara Sgarbi - Dopo una riflessione notturna ho valutato che la richiesta insistente di registrare uno spot e non averlo ancora visto in onda facciano pensare a una strategia di boicottaggio quasi per ritorsione nei confronti del dg Mauro Masi che aveva entusiasticamente approvato il programma, la scaletta della prima puntata e la promozione concordata, come in un esplicito articolo del contratto. Ma, al di là dei sospetti, mi sembra evidente che la richiesta di registrazione sia un atto di sfiducia, una forma di controllo e di limitazione della libertà espressiva con la possibilità di censura in perfetto contrasto con la reiterata indicazione da parte del dg Masi e del direttore Mazza di andare in diretta. In nessuna conversazione infatti con i dirigenti della Rai e col produttore Ballandi si è mai valutata l'opportunità di registrare le puntate".
Non esiste al momento alcuna lettera di Vittorio Sgarbi al direttore generale della Rai, si apprende però da fonti della direzione generale. Sul tema della registrazione della trasmissione le stesse fonti fanno notare che la decisione è stata assunta direttamente dalla direzione di Rai1, che ha esercitato liberamente una sua facoltà. Infine si precisa che, se c'é qualcuno che sta violando le regole, quella certamente non è la Rai. A questo punto le possibilità che il programma vada in onda si riducono ulteriormente.


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