uMan-Take control!, nella seconda puntata criminologo e macchina della verità. Rassegna stampa: reality brutto. La difesa di Simona Ercolani

ladri_lab_280.jpg Secondo appuntamento lunedì 9 maggio per il prime time di uMan-Take Control! (voto: 5), il reality di Italia 1 che con le sue particolari forme di contaminazione ha inaugurato il primo esperimento di videorealitygame della televisione. E' una puntata ricca di novità che rivoluziona in molti punti il kick-off della scorsa settimana. La prima prende spunto dal 'refrain' che da sempre sottolinea  i confronti più accesi tra i concorrenti dei reality: "sei falsa!"; "no, io sono vera". E' successo anche a uMan tra Veronica Ciardi e Bambola Ramona (complice un 'assist' malizioso di Elena Morali). Bambola Ramona confida a Elena Morali di sospettare che Veronica sia raccomandata (troppo sostegno dagli utenti del web). Elena Morali riporta le presunte accuse a Veronica. Veronica, a muso duro, ne chiede conto a Bambola Ramona. Bambola Ramona nega. E si innesta il consueto meccanismo di accuse reciproche di falsità. Ne è nato uno scontro furibondo al termine del quale Bambola Ramona, in preda ad una crisi di nervi, ha cercato di scavalcare la recinzione del giardino annesso al Laboratorio decisa ad abbandonare il gioco. Sul tema (e sulle reazioni dei protagonisti del gioco)  gli autori hanno deciso di inaugurare una nuova applicazione della macchina della verità che proverà a stabilire, non chi tra i concorrenti sia il più vero o il più falso, ma quale sia la loro verità, il loro pensiero più recondito sui valori della vita, quelli sui cui ci si confronta quotidianamente e che prendono spunto dalla realtà sociale e personale come, ad esempio: "consideri l'extracomunitario un essere inferiore? Sei stato fedele. Ma quanto avresti voluto tradire?". Un'altra novità è legata ad un nuovo elemento che la struttura stessa di uMan ha portato in evidenza: il rapporto di subordinazione dei concorrenti nei confronti degli spettatori web che sul sito del programma seguono in diretta 24 ore su 24 l'"esperimento" determinandone l'andamento. Cosa succede nella mente di un concorrente che sa di essere "manipolato" dal pubblico in tutto quello che può o deve fare, e cosa determina le violente reazioni alla "costrizione"? Cosa, invece, nella mente dell'utente-pubblico web cui viene dato il potere di gestire direttamente la vita dei protagonisti di questo singolare video-gioco umano? L'analisi spetterà ad un criminologo, Francesco Bruno, che proverà a spiegare, applicando schemi inconsueti per dei personaggi televisivi, il 'corto-circuito' che questa singolare 'sindrome di Stoccolma' televisiva provoca negli 'omini' del programma. E il web entrerà  in televisione per decidere, direttamente in studio, la sorte dei primi otto sopravvissuti del Laboratorio: Veronica Ciardi, Bambola Ramona, Veridiana Mallmann, Elena Morali, George Leonard, Sergio Volpini, Maicol Berti e Luca Tassinari.
RASSEGNA STAMPA  Aldo Grasso sul Corriere della Sera: "Abbiamo poche certezze sul senso della vita e della tv, ma almeno una certezza la teniamo ben salda. Uman. Take control! è finora il programma più brutto della stagione: il trionfo dell'insensatezza e dell'inconsistenza, una voragine che ci precipita nel nulla, l'uso nefasto dell'interattività fra tv e web. Nella puntata live del lunedì, sotto la guida di Rossella Brescia (ma nella sua partecipazione c'è un perché?) e del mago Forrest (la vera magia che dovrebbe compiere è quella di risalire la brutta china che ha preso) abbiamo visto i protagonisti esibirsi a torte in faccia, docce provocanti e altre demenzialità. L'aspetto più curioso dell'intera vicenda è il riciclaggio dei concorrenti dei reality. Già ci pensa Barbara D'Urso con intere maratone con i reduci del Grande Fratello, ma qui siamo alla perversità industriale: come accantonare noi stessi, come trascurare il proprio destino, come consumarsi nella piattezza. Come perdere il controllo, fingendo di riscriverlo".
Antonio Dipollina su Repubblica: "Lo scopo sarebbe quello di far tornare umani gli ex concorrenti dei reality. Lo scopo vero è invece una bassa provocazione: ovvero far dire a qualcuno che è la cosa più brutta mai vista in tv. Non si cadrà in questa trappola. Invece, tra giochini dementi e un' autentica questua tra il pubblico, chiamato al televoto continuo, si coglie qualche tratto davvero umano. Per esempio Sergio, il surfista del Gf1, è invecchiato di una decina d'anni. Mozione ovvia: salvate il soldato Forrest (con Rossella Brescia in conduzione). Quanto dev'essere oneroso quel mutuo. Ma a Mediaset, da anni, nessuno ha più voglia di salvare nessuno".
Alessandra Comazzi su La Stampa: "Protagonisti alcuni partecipanti ai reality, ripescati. I vinti: proprio in senso verghiano. La loro barca con il carico di lupini l'hanno persa, e adesso provano a metterne in mare un'altra. Urlando, sempre e molto. Hanno infilato le tutine, sono diventati videogames o Tamagochi, in parallelo con il web, per il quale il gioco nasce. Lasciate al web le cose del web, non rovinatele con la tv. Rossella Brescia e il Mago Forest eroici conduttori, due occhiaie così".
Marco Molendini su Il Messaggero: "Di estremo ci sono solo la lunghezza spropositata (quattro ore per racimolare qualche punto di share in più) e la sua noia infinita, mentre vengono triturati gli otto volenterosi concorrenti, i quattro inutili concorrenti scientifici e i due conduttori, ovvero la ridanciana Rossella Brescia e il povero Mago Forest, le cui battute annegano nel blabla senza sosta che prova a mascherare il vuoto pneumatico del nuovo programma varato l'altra sera da Italia 1".
Francesco Specchia su Libero: "Non solo non abbiamo afferrato il meccanismo dello show. Ma pure non abbiamo compreso il cotè umano. Il perchè, cioè, si sia voluto estrarre dal giusto oblio i reduci dei peggiori reality. Tutti erano già non seconde ma terze file, la serie C della tv. Perchè rianimarle in prima serata dal sepolcro della mediocrità? uMan avrebbe dovuto rivoluzionare il genere televisivo. Ha rivoluzionato solo il comune senso del pudore degli spettatori. In peggio. Ma non perchè sia un programma brutto, perchè è un programma stupido...".
Mirella Poggialini su Avvenire: "Sembra un insulto, per la pochezza del risultato. Non tanto per i mezzucci - dipingere la faccia del concorrente o impasticciarla con una torta; precipitarlo dal soffitto o raggelarlo con una doccia repentina - quanto per il senso di un simile 'gioco' in cui si esemplifica quanto la tv possa e voglia 'adoperare' i suoi personaggi con il pretesto inconsistente del reality".
Piero Degli Antoni su Qn: "Programma partorito sotto l'effetto di un consumo eccessivo di funghi allucinogeni. Magnifico esempio di trash sublime. La scenografia, i costumi, i giochi, l'idea (parola grossa) sono tutti così smaccatamente pacchiani, ridondanti, inutili e forzati da non poter essere il prodotto di un processo casuale".
Mariano Sabatini su Metro: "Il direttore di Italia 1 rubricherà uMan tra gli esperimenti della sua 'giovane' rete ma rappresenta lo scadimento del reality show e l'ennesimo mattoncino posato con la grazia solita da Simona Ercolani sulla sua pietra tombale".
Stefania Carini su Europa: "Quello che poteva diventare un esperimento di pet society su umani è diventato una sorta di villaggio turistico cheap. uMan poteva essere qualcosa di diverso, eccessivo, surreale. E invece è solo noioso, insulso, inutile. Si sta già puntando sulle docce sexy".
LA DIFESA DELLA ERCOLANI "Quello che si è visto è solo un antipasto. Il vero programma è iniziato il giorno dopo la messa in onda. C'è un certo punto in cui il gioco si fa duro e la vera partita comincia lunedì prossimo...". Così Simona Ercolani, capo-progetto di uMan-Take control!, intervistata da Qui Mediaset. "Gli inizi dei programmi sono come i parti - chiosa Ercolani nell'intervista - nel caso di uMan si è allagato lo studio due giorni prima l'inizio e non siamo riusciti a realizzare le prove generali, che abbiamo fatto in diretta". Un concetto nuovo quello del pubblico supremo "controllore", "al punto che decidendo tutto gli spettatori, a volte siamo noi autori a perdere il controllo...!". Le critiche non spaventano: "Ci sono molte cose da aggiustare. Io ho rivisto il programma e non mi sono vergognata. Lo sforzo è veicolare un contenuto così nuovo sul prime-time. Se fosse un piatto, sarebbe 'fusion, e non è facile fare piatti 'fusion'... Se io fossi un critico lo criticherei molto perchè non è un programma come quelli che si sono visti. Io comunque avrei aspettato la seconda puntata. I critici hanno applicato lo schema di critica che vale per i reality e non per il varietà. Penso che ognuno deve fare il proprio mestiere e non sono tra coloro che si scagliano contro i critici, così come penso che un critico non saprebbe fare il nostro mestiere... Comunque, ben vengano le critiche, sono le prime che leggo sui giornali la mattina...". Un lavoro, quello di autrice, che per Ercolani è bifronte: "C'è la possibilità di fare un prodotto artigianale e quello industriale... è come avere marito e amante, non ti stanchi mai".


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