Valerio Scanu: "Le polemiche sul televoto non mi toccano. Marco Mengoni al Festival dalla porta principale". Luca Jurman boccia i brani di Sanremo

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La polemica sul peso eccessivo attribuito al televoto per determinare il vincitore del 60° Festival di Sanremo (voto: 8) ha chiamato in causa anche il vincitore Valerio Scanu. Ma il 19enne sardo, in un'intervista a Vero, risponde con fin troppa sicurezza: "Eliminato dalla giuria demoscopica? Non ero disperato perchè contavo di rientrare in gara grazie al televoto e anche alla consapevolezza di aver cantato bene e di possedere un largo seguito di pubblico".
E sulle polemiche legate alla possibilità dei concorrenti di comprarsi pacchetti di voti: "Ci sono state ma non su me. Quando Antonella Clerici ha fatto il mio nome per il primo posto c'è stata l'ovazione del pubblico". Non manca una sottile critica nei confronti di Marco Mengoni: "Noemi e io, come Marco, siamo usciti da un talent show ma a differenza di lui non vi siamo entrati dalla porta principale, ovvero per il fatto di aver vinto il programma. Siamo saliti sul palco dell'Ariston solo dopo aver fatto un preciso percorso discografico e un grande lavoro con il nostro management".
A prendere le difese di Scanu ci pensa Luca Jurman in un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Non mi porrei dubbi se a Sanremo vince un ragazzo di talento. Piuttosto ne avrei sulla canzone che è arrivata seconda: non credo che il popolo italiano sia così stupido da votare certi personaggi (il riferimento è al principe Emanuele Filiberto di Savoia, ndB). Io avrei visto in finale Malika Ayane o Irene Grandi, oltre a Mengoni anche se mi aspettavo di più dalla sua canzone. Il problema è che oggi Sanremo è il Festival dei cantanti, non delle canzoni: non me ne è piaciuta una. Vorrei vedere un'edizione con cinque o sei interpreti soltanto che cantano più brani. Le case discografiche hanno smesso di cercare talenti, oggi non c'è più la figura del talent scout. E' nato l'impero di Maria De Filippi? Ma quale impero, lei non è proprietaria nè di edizioni nè di royalties. Gli imperi sono quelli delle case discografiche che hanno sei mesi di visibilità in tv per fare promozione ma non investono più niente e puntano solo su artisti già affermati". 
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