C'era una volta la città dei matti..., domenica e lunedì su Raiuno la fiction sulla storia di Franco Basaglia. Con Fabrizio Gifuni e Vittoria Puccini

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La disperazione, la paura, l'impotenza  di chi, segregato nei manicomi, non aveva più nè diritti nè voce. Ma anche e soprattutto la storia del cammino difficile e illuminato di Franco Basaglia, uno dei più importanti rappresentanti della psichiatria italiana del Novecento, che con le sue teorie e le sue pratiche innovative ha aperto le porte dei manicomi alla speranza e al cambiamento di cui ricorre, quest'anno, il trentennale della scomparsa. 
C'era una volta la città dei matti... è un film per la tv in due puntate, in onda su Raiuno, domenica e lunedì in prima serata. Una produzione Rai Fiction prodotta da Claudia Mori e realizzata da Ciao Ragazzi. La regia è di Marco Turco, regista e sceneggiatore della fortunata miniserie Rai Rino Gaetano. Ma il cielo è sempre più blu. Turco firma anche la sceneggiatura con Alessandro Sermoneta, Katja Colja ed Elena Bucaccio.
Franco Basaglia è interpretato da Fabrizio Gifuni (voto: 8) mentre Vittoria Puccini (8) veste i panni di Margherita, una ragazza bella e piena di vita che, nonostante la sua assoluta "normalità", si ritrova a vivere l'incubo dell'ospedale psichiatrico. Il film restituisce la verità cruda della storia. Veri sono nella miniserie i camici e le camicie di forza, come i letti e le camerate. E senza infingimenti sono le persone che interpretano i malati.
"Con l'aiuto dei miei assistenti - scrive Marco Turco nelle note di regia - eravamo riusciti a coinvolgere varie associazioni e cooperative teatrali legate ai centri di salute mentale delle zone dove giravamo, cosicché le figurazioni del film erano tutte persone che avevano e hanno a che fare con il disagio mentale e che in qualche modo erano venute a rivivere la loro storia. La presenza costante sul set di tante persone 'affette da disagio mentale' che interpretavano loro stesse a fianco dei tecnici e degli attori ha creato un'atmosfera straordinaria. Vivere insieme questa esperienza ha cambiato la vita di entrambi. Al di là di quello che si dirà del film e del suo valore che non sta a me giudicare io ho avuto chiara la sensazione che qualcosa di bello sia avvenuto e l'ho avuta un giorno durante la pausa, alla mensa del set, dove una ragazza, con evidenti problemi di anoressia, nel suo camicione grigio, seduta al tavolo con i tecnici e altri suoi compagni, mangiava con gusto e sorrideva felice...".
"Quando un attore interpreta un ruolo importante c'è sempre il rischio di sprofondare nella concezione di essere un esperto - ha commentato Gifuni - ma non è così. La differenza nell'interpretare personaggi reali e non di fantasia sta solo nella grande preparazione alla base. Ridare vita a un prototipo umano richiede una grande responsabilità. Io sono molto orgoglioso di aver fatto questo viaggio, a convincermi è stata la sceneggiatura: fare una biografia di Basaglia sarebbe stata la cosa più anti-basagliana che si potesse fare. Si è trattato di un'esperienza collettiva: un uomo da solo non basta per cambiare le cose. Era dai tempi de La meglio gioventù che non vivevo un'esperienza collettiva così felice". A far eco all'attore è Vittoria Puccini, anche lei "orgogliosa" di aver partecipato a questo film.
La fiction è stata prodotta da Claudia Mori: "Scelgo sempre i film in base a miei desideri, lo scoglio più grande era proporre il progetto alla Rai, ma io non mollo molto facilmente: la mia passionalità mi ha permesso di portare avanti la mia guerriglia da produttrice".
"Dopo la Banca Romana, le morti bianche e Sant'Agostino - ha detto il direttore di Rai Fiction Fabrizio Del Noce - continuiamo sulla linea delle fiction con contenuti importanti: è facile fare fiction di evasione sull'eterno triangolo moglie-marito-amante. Noi puntiamo sul far riflettere e sul porre l'attenzione su una realtà che non ha ancora una soluzione: sono rimaste zone d'ombra sull'assistenza ai malati mentali e il pregiudizio sulle persone che hanno questa malattia ci sono ancora".
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