Simona Ventura, nel 2002 la brillante conduzione del Dopofestival con Francesco Giorgino mentre Quelli che il calcio... fa il botto il 5 maggio

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SIMONA VENTURA STORY/8 Per il Dopofestival del 2002 viene scelta un'insolita e inedita coppia: Simona Ventura (voto: 7) e il giornalista del Tg1 Francesco Giorgino. Nutrita la schiera di opinionisti: Giampiero Mughini, Simona Izzo, Roberto Cavalli, Barbara Palombelli e Giancarlo Magalli. Gianni Ippoliti cura la rassegna stampa. La conduttrice, visto che hanno fatto pace, ridendo minaccia di ospitare anche il ministro Gasparri.
E aggiunge: "Pippo Baudo mi conosce benissimo, ho lavorato con lui nel '92, a Domenica In, lui sa che odio l'ufficialità. Il mio stile è graffiante. Non sono un'educanda. Spero che i cantanti vengano tutti: quest'anno - lo garantisco - la noia sarà bandita". Il tormentone dei quattro giorni di trasmissione, seconda serata naturalmente su Raiuno, è uno solo: "Giorginooooo". "Non è vero che ho giurato che gli scompiglierò i capelli, povero Francesco - continua la Ventura - ma lui assomiglia così tanto a Vittorio Emanuele, è la copia. Senza offesa, era uno che giocava nei dilettanti e Baudo lo ha catapultato nella Juventus. Mica è roba da scherzarci. Comunque io vengo dalla scuola delle Iene: il nostro, il mio e di Giorginoooo, non sarà un salotto". Prima signora della storia del Dopofestival, dieci anni prima, è stata Alba Parietti: "Ha inventato le trasmissioni di sport al femminile. Praticamente è stata lei a lanciarmi con il programma di calcio Galagoal. Adesso non se ne sia tanto contenta". Con Gene Gnocchi e Maurizio Crozza (nei panni di Luciano Pavarotti) collegati da Milano, Simona "Gabbana" sottopone alla prova dell'ironia gli ospiti musicali. Si definisce "qualunquista" per natura Simona Ventura "anche se cercano di tirarmi dentro da tutte le parti. Odio la politica, ai girotondi non ci voglio partecipare, preferisco le partite di calcio".
Aldo Grasso commenta: "Il Dopofestival è squinternato e impudico ma almeno ha due facce: quella reale, e quella surreale. Meglio la seconda. Meglio Simona Ventura, Maurizio Crozza e Gene Gnocchi. Simona, chissà perché?, porta al collo la targa di Savona (Sv, omaggio a Carlo Freccero?) e si preoccupa di tener sveglia la compagnia e in particolare il piccolo Giorgino che, a quella ora, di solito fa già la nanna. Crozza fa uno straordinario Pavarotti e lo fa così bene (non solo nella forma ma anche nel contenuto) che l'Originale si è offeso. Gnocchi è il giornalista più giornalista di tutti. Al Dopofestival, nella sezione «reale» (reale soprattutto, ci viene spiegato, perché c'è rotazione fra i giornalisti), hanno scoperto che «in quel baraccone festivaliero che è pur sempre la festa della canzone si parla più dello scontro Benigni-Ferrara che delle canzoni». Chissà perché? Poi, a un certo punto della notte, arriva Pippo Baudo e lì non ce n'è più per nessuno. Nemmeno per gli illustri opinionisti che, crediamo, siano lì per opinionare. Ai discografici Pippo spiega come funziona l'industria dei dischi. Ai radiofonici come funziona la radio. A tutti come funziona il tutto. Al Dopofestival i discografici hanno minacciato di volersene andare. Sanremo, per loro, per le riprese televisive, per la logistica, per il tipo di pubblico non è il migliore dei mondi possibili. Lo sanno tutti. Ci sono località, a differenza di Sanremo, disposte a pagare, a coprire i costi, a offrire location più congrue. Anche per il Dopofestival".
Quelli che il calcio..., invece, chiude quella stagione con il 43 per cento di share, 7 milioni e 300 mila spettatori, record assoluto per il programma (grazie allo scudetto assegnato all'ultima giornata alla Juventus nel famoso 5 maggio "nero" per l'Inter). L'obiettivo era del 22%, la media raggiunta del 27%. "Momenti di delusione? Sì, quando il lunedì vedevamo i risultati del programma serale, il nostro figlio claudicante", confessa la Ventura. "Ma, con una migliore collocazione, potremmo anche riproporlo". All'inizio la trasmssione ha avuto molti fucili puntati contro. Poi, scherza la Ventura, "ci ha pensato Gasparri, senza volerlo, a darci una marcia in più".
Fonti: Corriere della Sera-Repubblica
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