Simona Ventura, nell'agosto 2001 il passaggio in Rai con Quelli che il calcio...: lite con Gasparri, Marini furiosa, male la versione serale

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SIMONA VENTURA STORY/7 Simona Ventura (voto: 7) dal primo agosto 2001 lascia Mediaset per approdare alla Rai. Il direttore generale della Rai, Cappon, sottopone al Cda il suo contratto biennale con un compenso di 4,33 miliardi l'anno. La Ventura sostituisce Fabio Fazio (7) a Quelli che il calcio.... "E' una bella responsabilità, lo so - dichiara lei - l'impronta di Fabio è forte. Io sarò me stessa. Quando ho deciso, sapevo a cosa sarei andata incontro: senza Paolo Beldì e Marino Bartoletti (che però lascia polemicamente il programma, ndB) non sarei mai passata in Rai, l'ho detto al mitico direttore di Raidue Freccero".
Si parte il 26 agosto: la Ventura balla la sigla d'apertura Non c'è tango che tenga. Al posto di Bartoletti e Carlo Sassi ci sono Massimo Caputi (ex Tmc) e Bruno Pizzul. Pur dovendo tener conto che si stanno giocando partite di calcio (quelle non si possono eliminare) il programma è presentato come un lunghissimo varietà, ricco di comici. Secondo il direttore di Raidue Freccero, si tratta addirittura di un laboratorio comico. Maurizio Crozza (il Sacchi di Mai dire gol) offre un saggio esilarante del nuovo personaggio in canna, Francesco Scoglio. Ci sono Bebo Storti, Tullio Solenghi-Flavio Briatore e molti altri.
Gene Gnocchi (7) riesce a ritagliarsi uno spazio che gli calza a pennello e che lo consacra come uno dei punti di riferimento dello show domenicale. Senza nulla togliere alla Ventura che, malgrado la pesante eredità, nella puntata d'esordio dimostra di sapersela cavare egregiamente. Anche quando si tratta di gestire Valeria Marini, visibilmente contrariata per le pungenti allusioni su Vittorio Cecchi Gori di Gnocchi e Maurizio Crozza (esilarante nell'imitazione dell'allenatore del Milan Fatih Terim). La "bambola" bionda non gradisce per nulla: in diretta  aggrotta le sopracciglia rispondendo in modo stizzoso; a telecamere spente manifesta l'intenzione di andar via. Simona Ventura riesce a calmarla, ma una volta conclusa la prima puntata confessa: "Poteva andar peggio. Ad un certo punto pensavo che davvero volesse abbandonare lo studio, soprattutto dopo la scheda di Gnocchi che l'ha paragonata alla balena Moby Dick". La prima puntata è seguita da 4 milioni 622 mila telespettatori con il 43.08 per cento di share. Quella dell'anno precedente, con Fabio Fazio, andò in onda il primo ottobre e fece registrare 4 milioni 444 mila telespettatori. Lo share in quell'occasione fu molto più basso, il 28.46 per cento.
Quelli che il calcio... esordisce in prima serata il 16 settembre con Maurizio Mosca ospite fisso: dalle 20 alle 20.25 con Quelli che aspettano lo smoking... e dalle 21 alle 22.35 con Quelli che lo smoking è di rigore. La conduttrice spiega a cinque giorni dall'attentato alle Torri Gemelle di New York: "Fare il programma è una bella risposta contro chi vuole fermare tutti. Realizzare un varietà dimesso sarebbe ipocrita. Quindi cercheremo di divertirci, anche se con la morte nel cuore". All'inizio del programma, un minuto di silenzio per le vittime. ll varietà non decolla mai e oscilla tra il 6 e l'11% di share: a metà febbraio del 2002 chiude.
Il 23 dicembre 2001 la polemica che riempie pagine di giornali. Tutto nasce da una gag messa in scena il pomeriggio da Gene Gnocchi che, aprofittando dell'ospitata del presidente della Rai Roberto Zaccaria in trasmissione, allestisce una scheda filmata scherzosa sulla storia della Rai. Gnocchi elenca le benemerenze della Rai nel campo dell'informazione, della cultura e dell'intrattenimento: a ogni capitolo conclude con la frase "Tutto questo non è invece successo nella gestione Zaccaria, come dice quel sant'uomo del ministro Gasparri". Conclusione del filmato: "Vi segnaliamo che questa scheda è stata scritta sotto dettatura di quel sant'uomo del ministro Gasparri". L'esponente di An si attacca al telefono. La telefonata arriva in regia. Attimi di smarrimento, poi la Ventura sceglie la via che fa definitivamente perdere le staffe al ministro. Si rivolge all'attrice che da settimane affianca Gene Gnocchi e che da sempre è stata presentata come "la nipote del ministro Gasparri", alludendo ironicamente a una raccomandazione di livello. Frase della Ventura: "Abbiamo in linea tuo zio". Apriti cielo. L'esordio di Gasparri è: "Io non ho amanti né parenti da piazzare in Rai". E poi via con una filippica sull'uso privatistico della Rai (riferimento a Zaccaria in studio), la frase "fate pure la satira ma lasciate perdere le cose serie" e la rivendicazione di appartenere a una forza politica che ha sempre combattuto i nepotismi e i clientelismi in Rai. Più l'annuncio di querele contro tutti i vertici Rai, nessuno escluso. La Ventura: "Io non so nemmeno cosa sia la lottizzazione. La satira è un elemento di cultura in questo paese e lei non può impedirla". Frase forte: "Chi è più in alto di lei non ha mai attaccato la satira". E l'invito a farsi "una risata ogni tanto, ne guadagnerebbe in immagine". A quel punto Gasparri sta per controbattere, ma allo stadio di Piacenza Vieri segna, portando definitivamente in vantaggio l'Inter. Zaccaria interista coglie la palla, appunto, al balzo e si mette ad esultare in maniera scomposta, partono le musiche festanti mentre i telespettatori si stropicciano gli occhi per sapere se stanno sognando o cosa. Finita l'esultanza, Gasparri cerca di riprendere il discorso, protestando perché non lo lasciavano parlare. E lì si arriva a vette impossibili: a Torino segna il Venezia e il regista Beldì manda ad alto volume la voce del radiocronista dallo stadio di Torino. Vistosi sopraffatto perfino da Pippo Maniero, Gasparri abbandona il campo, appendendo brutalmente il telefono. Ritorno in studio, tra facce incredule. Battute sparse dei comici ospiti, in diretta. Gene Gnocchi: "Eppure al ministro dovrebbe piacere la comicità, non faceva parte del duo Zuzzurro e Gasparri?". Zaccaria, a fine puntata un po' più a freddo, dichiara in diretta: "Non voglio approfittare della Rai che presiedo per rispondere a un attacco personale, ma se vengono attaccate trasmissioni come queste, se le si vorrà abolire sarà un errore gravissimo".
Il 6 gennaio 2002, dopo il gol di Adani, il conte Uguccione legge un'inoffensiva poesia e la Marini si arrabbia. Volano parole grosse. "Sei un buffone mascherato che non fa ridere nessuno", urla la Marini a Uguccione. E il conte replica: "La differenza fra me e te è che io quando finisce lo spettacolo mi tolgo la maschera, mentre tu rimani sempre uguale". Per la Marini è troppo e durante l'intervallo si alza dal suo posto ed esce dallo stadio, mentre Simona Ventura tenta invano di trattenerla.
Fonti: Corriere della Sera-Repubblica
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