Al di là del lago, mercoledì sera su Canale 5 un family disneyano alla riscoperta del mondo rurale. Con Kaspar Capparoni e Anna Safroncik

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Un ricercatore veterinario di origine italiana, che ha fatto fortuna negli Stati Uniti, torna nel suo paese d'origine per la morte di un amico e riscopre un mondo di sentimenti, valori, natura e anche un figlio di cui non ha mai saputo. E' la storia di Al di là del lago, la fiction in una puntata che andrà in onda mercoledì in prima serata su Canale 5.
Il film, girato nei borghi del Lazio, tra Ponzano Romano, Bassano Romano, Campagnano, Sacrofano e il Lago del Turano, racconta la storia di Luca Ferri (Kaspar Capparoni - voto: 7 -) un veterinario originario di Poggio Sant'Angelo che alla vita rurale ha preferito l'America. Specializzato in veterinaria e con una compagna affascinante (Anna Safroncik - 7 -), Luca è costretto a fare i conti con il suo passato dopo la morte di un suo caro amico (Roberto Farnesi - 7 -). Tornato nel borgo, Luca si accorge che il suo vecchio amore per Barbara (Gioia Spaziani) non è mai svanito del tutto e che la morte del suo amico potrebbe non essere accidentale. Per questo, Luca resta nella comunità e riscopre vecchi valori, aiutando il figlio di Barbara (Brando Pacitto) a superare il lutto e a curare il cavallo del ragazzo che, feritosi nell'incendio in cui ha perso la vita il padre, è dato da tutti per spacciato. 
"E' tempo di recuperare i sentimenti e forse interpretiamo anche il desiderio degli spettatori", dice Giancarlo Scheri, direttore della fiction Mediaset. "La strategia è quella di costruire un 'family', un prodotto disneyano per tutta la famiglia che sia un'alternativa reale al calcio", aggiunge in riferimento alla contro-programmazione della sera della messa in onda, che prevede una importante partita di Coppa Italia (Juventus-Lazio). Una storia che potrebbe diventare una fiction seriale: "Certo dipenderà anche dagli ascolti ma anche dalla capacità degli autori nello scrivere il seguito della storia".
"Ci è sembrato il momento giusto per raccontare una storia dove si offre al pubblico il calore e l'atmosfera di un mondo rurale e fatato al tempo stesso, dove i personaggi ritrovano l'eroismo del quotidiano", sottolinea la produttrice Lorraine de Selle du Real. "È il tempo, a mio parere, il dibattito tematico centrale di questo film tv - afferma il regista Stefano Reali, che firma anche le musiche oltre che la sceneggiatura con Roberta Colombo - perché in effetti la storia cerca di rispondere ad una sola domanda: abbiamo la possibilità di ridare più tempo a noi stessi? Il buonsenso, i ritmi di vita che conduciamo, sembrerebbero rispondere di no. Fin da bambini ci ritroviamo prigionieri di una serie di impegni ad incastro l'uno con l'altro, e stiamo ben attenti a riempire ogni possibile spiraglio tra un impegno e l'altro, forse per l'horror vacui che ci scatenerebbe il non farlo. I latini sapevano che l'otium era importante quanto il negotium, il riposo serviva quanto e più del lavoro, per assicurare qualità e freschezza di energie all'agire umano. Inoltre Al di là del lago rappresenta per me un tentativo di conciliare due generi solo apparentemente antitetici tra di loro, e cioè il dramma avventuroso e la commedia. Dico ‘apparentemente' perché in realtà il pubblico televisivo sa da tempo che il genere ‘puro' non è più molto frequentato dalla televisione generalista. Si assiste ormai sempre a delle commistioni di uno o più generi, nella speranza di gratificare un'audience che è sempre più smaliziata. Per quanto riguarda la commistione tra il genere drama e quello comedy, in particolare, gli anglosassoni hanno coniato già da tempo il termine dramedy: una struttura di dramma, ma con dei momenti di alleggerimento, non proprio da commedia pura, ma insomma qualcosa del genere. Nel nostro caso il tipo di drama di questa particolare commistione è il mistery. E dove c'è un mistery, c'è un'investigazione, chiunque la conduca, non necessariamente un poliziotto".  
"Io vivo a Cerveteri - ha raccontato Capparoni - ho fatto una scelta ben precisa. Credo che le fiction e i film debbano dire che c'è un'altra possibilità alla vita che facciamo. Io ho appreso molto da questa esperienza. Le attese sul set, nel guardare la natura che ci circondava, ci hanno catapultato nella giusta atmosfera della vicenda". Una visione, quella di Capparoni, condivisa dal resto del cast e dal regista. "Io dalla città sono tornata a vivere nel centro storico di Frosinone, dove ho le mie origini - ha commentato Spaziani - fuori dai ritmi frenetici delle grandi metropoli, dove i sentimenti sono più umani. Io credo sia importante raccontare storie che facciano sognare". "Io ho una figlia di 16 anni - ha aggiunto Capparoni - e difficilmente riesco a portarla via dal Mc Donald's e dalle sue amichette che spesso non dicono molto. Io ricordo che da piccolo avrei trascorso ore ed ore in una stalla. La nostra società ci ha estirpato di qualcosa. Non ci sono solo Facebook e Myspace: i bambini e i giovani devo conoscere la natura". E a dar ragione all'attore è il piccolo protagonista del film, tredicenne baby campione di surf. "I ragazzi di oggi sono legatissimi al computer - ha commentato Pacitto - forse i loro genitori dovrebbero fargli riscoprire la natura. Io guarderei questo film fino allafine, ma so che molti della mia età preferiscono il Grande Fratello". Un ruolo che nella vita non le assomiglia molto lo ha avuto Anna Safroncik. "La donna che interpreto non comprende il desiderio dei valori semplici - ha detto l'attrice - io rappresento chi spende la sua esistenza nell'attesa di qualcosa che in realtà è inutile e non vive fino in fondo la sua vita". Piccola ma fondamentale è invece la parte di Roberto Farnesi. "E' stato bello girare, ma a volte duro - ha raccontato l'attore - la scena iniziale dell'incendio non è stata semplice: bestie di 400-500 chili ovviamente si spaventano col fuoco, non è semplice mantenere la calma".
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