L'era glaciale, partenza con buoni ascolti. Ecco il commento di Daria Bignardi e la rassegna stampa: cambia solo la Rete, interviste rivedibili

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La prima puntata de L'era glaciale (voto: 7), in onda venerdì scorso su Raidue, è partita alle 23.31, è durata 107 minuti èd è stata vista da 1.139.000 spettatori con share medio del 14,09 per cento. Partenza discreta - considerando anche la concorrenza di Matrix (19,96 per cento) e Tv7 (10,87 per cento) - ma soprattutto ottimi segnali dai profili. Il 18,35 per cento di share nella fascia d'età 35-44 anni, il 18,15 nella classe socio-economica "alta" e il 24,05 per cento tra i laureati. Quanto alla suddivisione tra regioni il 29,69 per cento è stato ottenuto in Trentino Alto Adige, il 19,37 in Liguria, il 19,24 in Lombardia, il 18,55 in Piemonte e il 17,47 in Veneto. Ben oltre il 17 per cento di share anche nel popoloso Lazio. Mentre temperatura davvero glaciale per l'Auditel nel sud: 2,1 per cento in Calabria, 6,68 in Sicilia e 7,98 in Campania.
Su La7 Le Invasioni barbariche (7) sono andate in onda alle 21.30 per quattro anni (prima puntata il 20 aprile del 2005), otto edizioni totali e cinque stagioni televisive. Per Daria Bignardi (7) il 4,28 nel 2005-06 (secondo le elaborazioni Geca Italia su dati Auditel), il 4,05 nel 2006-07, il 3,57 nel 2007-08 e il 4,09 in quest'autunno. Il tutto condito con una media audience sempre intorno agli 800 mila spettatori e con ottime risposte tra i laureati (12,43 per cento di share) e diplomati (5,73); buon appeal tra le classi socio-economiche alte (8,67 per cento) e quasi il 6 per cento nella fascia d'età 35-44 anni. 
E' lei stessa a commentare la prima puntata nella rubrica che cura su Vanity Fair ---> Su richiesta del direttore Luca Dini, dedico volentieri la rubrica di questa settimana alle domande che mi fanno più spesso sull'Era Glaciale e dintorni. Prima domanda: «Perché l'hai chiamato così?». Risposta. Prima di tutto perché suona bene, poi perché, se è vero che la nostra è un'epoca glaciale, ostile e insensibile, è anche vero che è attraversata da imprevedibili slanci di calore e umanità. Perché è un titolo che va bene per un programma giornalistico ma anche per un cartoon. Perché nel cartone animato omonimo, che ho visto dopo aver scelto il titolo, la tigre Diego prima era cattiva poi diventa buona. Perché mi dicono che sono glaciale o quantomeno distante (non è vero! È che mi dipingono così...). Perché dopo Tempi Moderni e Le Invasioni Barbariche, L'Era Glaciale è un po' come un viaggio a ritroso nel tempo. Seconda domanda: «Perché va in onda così tardi?». Risposta. Perché vorrebbe essere un Late Night, uno di quei programmi dove si parla in modo libero e diretto, senza preoccuparsi di dover fare qualcosa di talmente largo e comprensibile da essere gradito a tutti e adatto anche a un bambino. La prima serata vuole trasmissioni per famiglie: in seconda si può essere un po' più «alti», televisivamente parlando. La7 era una rete di nicchia. In Rai in prima serata il pubblico è molto più vasto e familiare, a meno di non fare un programma strettamente legato all'attualità politica, come quelli di Floris e Santoro. Terza domanda: «Come scegli i personaggi da intervistare?». Dipende. O sono personaggi da Era Glaciale, ovvero contemporanei e con qualcosa da dire che duri almeno mezz'ora, o sono protagonisti di un fatto che vale la pena raccontare. E poi dipende anche dal mix. I tre personaggi intervistati devono completarsi, non essere dello stesso tipo. Non tutti intellettuali, o tutti gente di spettacolo, o tutti sportivi, o tutti di destra o tutti di sinistra o tutti giovani o tutti vecchi. Per dire, se la prossima puntata c'è una scrittrice che in Tv si vede poco come Margaret Mazzantini, vicino ci sta bene un personaggio televisivo, o uno sportivo, o un comico. Quarta domanda: «Di chi è la musica della sigla?». Di Beck. S'intitola Chemtrails. Bella, vero? Quinta domanda: «Perché non cambi il titolo della rubrica di Vanity?». Per ricordo. Perché è nata barbarica e morirà barbarica. Ho tolto i cavalli, però. Sesta domanda: «Di chi sono i vestiti che indossi in trasmissione?». Dipende. Alcuni sono miei, sempre gli stessi, come i pantaloni neri di Alberto Biani che metto da anni e ormai sono lucidi sul sedere. Quest'anno ho scelto qualche camicia colorata da Moschino e da Gucci, e nella prima puntata ho messo una gonna di Aspesi e un top color ciclamino di Versace. Volevo far piacere a mia madre che criticava «la divisa nera» che mettevo sempre, ma l'ho pagata con l'ascella pezzata: in Tv si suda parecchio. Altro che glamour.
Di seguito la rassegna stampa (i critici, giustamente, sottolineano le tante analogie con il precedente programma de La7: va anche detto che Antonio Marano l'ha voluta su Raidue proprio per "riproporre" Le invasioni barbariche e che la conduttrice stessa non aveva mai promesso nulla di diverso, tanto più in uno spazio temporale più ridotto rispetto al passato).
Aldo Grasso per Il Corriere della Sera ---> Ne valeva la pena? Era giusto trasferirsi alla corte di Marano (una vestale della sinistra vanity fair alla corte di Marano!) per andare in onda a mezzanotte? Daria Bignardi ha sempre dimostrato di saper fare bene i suoi conti e se ha scelto il «late show» avrà avuto i suoi bravi motivi. Come dimostrano gli ascolti. L'era glaciale, prodotto da Endemol al pari di Che tempo che fa, è del tutto identico alle Invasioni barbariche. Con un inconveniente, il classico «effetto perverso»: la scenografia (quel metaforico tronco di) e la regia, nella loro ricerca efferata di eleganza, rischiano di apparire pretenziose; il pubblico in studio, poi, è troppo distante dagli interlocutori e raffredda non poco l'atmosfera. In Rai, la Bignardi ha scoperto la miniera preziosissima delle Teche Rai e ne ha fatto uso abbondante, proponendo Luciana Littizzetto intervistata da Gigi Marzullo (è un suo destino) e un Roberto Mancini diciassettenne, già campione corteggiato. A proposito di Mancini, a un certo punto, l'ex allenatore dell' Inter ha fatto una grossa sparata contro il giornalismo sportivo («una volta erano più competenti»), allineandosi in pieno al pensiero di Mourinho. Purtroppo la Bignardi ha lo stesso vizio di Minoli: non riflette mai sulle risposte dell'interlocutore e va avanti per la sua strada, lastricata di domande già scritte. Bastava soffermarsi un attimo, far uscire Mancini dalla sua seducente reticenza per scatenare un putiferio sui media. Invece niente. Via Mancini sotto Giovanni Galli. Via Galli sotto Roberto Bolle. L'era glaciale è un programma glamour di Cristiana Mastropietro, Roberta Briguglia, Francesco Caldarola, Francesca Filiasi, Silvia Galeazzi e Giovanni Robertini, regia di Fabio Calvi. La scenografia è di Francesca Montinaro. La sigla è di Gianni Pacinotti in arte Gipi, «emergentissimo autore di graphic novel».
Antonio Dipollina per Repubblica ---> Quello della promozione è un concetto strano, in tv. Tecnicamente per Daria Bignardi l'approdo a Raidue è una promozione in piena regola, uscendo dal rifugio de La7, approdando al grande pubblico e così via. Se vale lo share allora è un trionfo, si va a dieci punti percentuali in più rispetto al passato. Ma ci sono anche le controindicazioni. Prima di tutto, quello che era un programma in prima serata (Le invasioni barbariche) è diventato, sempre al venerdì, una veglia notturna che parte poco prima di mezzanotte (L'Era glaciale). In numeri assoluti gli spettatori non sono certo dieci volte di più come lo share. In più, si perde fatalmente in freschezza e si guadagna in autorevolezza, o qualcosa del genere. Ma l'autorevolezza può far rimpiangere il passato, rischio ovvio e previsto. Tra le novità, una scenografia dominata da un tronco gigante, superospiti obbligati, alla Littizzetto o alla Roberto Bolle, dominio alle interviste. Ci si divertiva di più prima? Per ora sì, ma è anche così talmente ovvio dirlo che prima o poi bisognerà dire qualcos'altro. A patto che dalle prossime puntate ne venga data l'occasione.
Alessandra Comazzi per La Stampa ---> Il programma di Raidue è tipo Le invasioni barbariche solo che si chiama L'era glaciale. E' cambiata la scenografia, bella, con le citazioni futuristiche, il simbolico tronco e la Tempesta di neve di Turner quale pavimento. Ma il costrutto è quello. Stessi autori, pubblico in aumento.
Marco Molendini per Il Messaggero ---> Che differenza c'è tra Le invasioni barbariche e L'era glaciale? Nessuna, a parte il titolo, la rete, un certo sfarzo scenico, l'uso di filmati amarcord e la resa in fatto di ascolti. E che differenza c'è fra L'era glaciale e le decine di talk che proliferano su ogni rete? Nessuna, se non lo stile della conduttrice che gioca, insieme, a far l'amica e non rinuncia ad assestare qualche colpo a tradimento, mascherato da un birignao che fa sembrare quasi una cantilena le sue domande.
Mirella Poggialini per Avvenire ---> Una scenografia lussuosa e impo­nente, sfavillante di riflessi oro e argento e ricca di provocazioni raffinate, citazioni dot­te, idee nuove subito domina la scena, in spazi così ampi da disperdere l'attenzione sui dialoganti: e si prende metà dell'atten­zione, mentre Luciana Littizzetto, per la prima volta un po' a disagio, e una nervosa Bi­gnardi, si misurano in un confronto fra pri­me donne che l'ansia condensa nei tempi e poi costringe a pause non previste. Il pub­blico è giovane e dichiaratamente entusia­sta: e la prevalenza, fra gli ospiti, di chi il cal­cio fa o ha fatto - Giovanni Galli, candida­to sindaco a Firenze come Pdl, e l'allenato­re Roberto Mancini, in una lunga intervista in cui il citassimo Mourinho fa il terzo inco­modo, con gioia della platea - impone uno stile anomalo ai colloqui, nei quali gli inserti filmati fanno da contrappunto, fra il nostal­gico e il satirico. Ma Daria punta all'attua­lità, scegliendo temi controversi per spara­re domande sul Papa e il preservativo, su Brunetta e i giovani dell'Onda, sul riporto di Berlusconi, sui gay nel calcio, sul conflitto di interessi: senza quelle mediazioni eleganti, anche se spinose, che hanno caratterizzato la sua maniera di porsi. Che si ritrova sol­tanto nell'ultima intervista, in cui un ag­guerrito e inopinato Roberto Bolle le tien te­sta, scherzando e discutendo, e il ritmo e l'in­tonazione tornano all'usuale conversazione 'barbarica', fra sorrisi d'obbligo e frecciate apparentemente casuali. La platea è meno assorta, il calcio interessa più del balletto, malgrado le foto scultoree del ballerino che la Bìgnardi commenta ammirata. Scadono i novanta minuti, arrivederci a venerdì.
Piero Degli Antoni per Qn ---> Al posto de Le invasioni barbariche ci siamo ritrovati L'era glaciale, targhetta diversa ma motore identico e cioè sostanzialmente una breve serie di interviste. Le domande della Bignardi sembrano tirate giù in dieci minuti digitando il nome dell'ospite su Google. La Bignardi, poi, è del tutto impreparata con l'ospite, anche solo a porgere la battuta, come si è visto nel fiacco incontro con la Littizzetto (che differenza con Fazio).
Mariano Sabatini per Metro ---> Speriamo che Daria Bignardi non si lasci troppo contagiare dalla malia delle teche Rai. La conduttrice barbarica a L'era glaciale intervista personaggi iper famosi, che omaggia con ritrovamenti di loro vecchie performance televisive. Nell'enfasi di mostrargli l'esibizione al cospetto di Giovanni Paolo II, con Roberto Bolle - il ballerino che ha danzato anche davanti alla regina Elisabetta - la giornalista tralascia di insistere sul "giallo" dell'omosessualità. L'étoile ci gira tanto intorno, e sarebbe invece tempo che si assumesse l'onere della verità.
Nel video l'intervista alla Littizzetto
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