Amici, rassegna stampa: la scuola della spietatezza più sottile e della rivalità, una speranza per i giovani, la De Filippi Immacolata intoccabile

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Ricca rassegna stampa su Amici (voto: 7). Aldo Grasso su Il Corriere della Sera ---> La leccese Alessandra Amoroso, favorita anche nei pronostici, ha dunque vinto la finale di Amici, battendo il sardo Valerio. In realtà, ancora una volta, ha vinto Maria De Filippi. Lo confesso. A me la De Filippi fa paura. A differenza dei molti Diaco che la frequentano, l'intervistano e l'adorano, la considero una specie di maga Circe. Nella tv generalista, per ragioni di audience, e quindi di affari, ogni cosa (scena o persona) viene appositamente disposta come se tutti gli spettatori fossero altrettanto cinici e volgari come la compagnia ristretta di chi fa tv. Per capire la De Filippi non bisogna intrattenere rapporti ma leggere Mine-Haha di Frank Wedekind per cogliere il senso profondo di un'educazione fondata sulla bellezza e sulla teatralità dei corpi e della merce. Maria, infatti, ricorda molto l'istitutrice Gertrud, «con una verga sottile di salice sotto il braccio». Rispetto ad altri talent show, a X Factor in particolare, Amici si configura come un'istituzione retta da una strana pedagogia antifrastica: in quel collegio romano tutti sono nemici, i ragazzi come gli insegnanti, i padroni come gli ospiti. Si insegna una spietatezza sottile, morbida, quasi erotica; si insegna a compiacere gli altri fingendo disprezzo; si insegna cattiva creanza per assuefare gli allievi alla trivialità della vita. Ma la perfidia suprema di Gertrud De Filippi (l'allieva che ha superato il maestro Costanzo, «Maria la Sanguinaria», secondo Dagospia) sta nel coinvolgimento diretto dei giornalisti: nella serata finale, seduti in prima fila, pullulavano. L'astuzia non consiste tanto nel coinvolgere chi potenzialmente dovrebbe giudicare il tuo lavoro, nell'offrirgli una meritata visibilità, quanto piuttosto nel sottrarre alla concorrenza la copertura mediatica. Geniale. Sì, la De Filippi ma fa paura: più una società è stanca, più ammira nella condiscendenza la caduta dei propri ideali.
Antonio Dipollina su Repubblica ---> Chi è sotto una certa soglia d'età trova più che naturale tutto quello che succede ad Amici. Chi è sopra continua a rimanere sbalordito nello scoprire dove è andato a finire il capitolo musica in tv. X Factor sconta invece il suo porsi a metà strada per cui i momenti di tv moderna, scusate il termine, sono lontanissimi da quelli in cui sbuca Ivano Fossati e l'omaggio mezzo serio e mezzo no a Mike Bongiorno è in un terzo posto ancora. Difficile identificare una fascia di pubblico in questi casi, infinitamente più facile riuscirvi con gli adolescenti ormonalmente saturi di Amici.
Mirella Poggialini per Avvenire ---> Un successo sottolineato, nella sera­ta conclusiva, da un ritmo incalzante e da un'atmosfera di tensione, in cui nuovi co­protagonisti, critici musicali e addetti ai la­vori, hanno moltiplicato giudizi e osservazioni ai quattro giovani finalisti, fagocitati in una corsa frenetica al duello in una battaglia all'ultimo sangue in cui i sorrisi forzati si sprecavano con lodevole fair play. Che non è stata la cifra del programma, come è stato più volte rilevato: in cui l'aggressività face­va da perno e il concetto di eliminazione, fondamentale spina dorsale del reality e del suo genere, si moltiplicava virulento in liti­gi e contese, battibecchi e offese reciproche fra allievi e insegnanti, fra allievi e allievi, fra insegnanti e insegnanti, in triste gara. Il che ha giovato allo spettacolo, un'arena scenograficamente perfetta, con Maria De Filippi, le mani giunte attorno al microfono - è l'unica conduttrice, in tv, a non farsi mi­crofonare, e a impugnarlo come uno scettro - che dominava con voce suadente una pla­tea vociferante. Ma ha certamente soffoca­to e imprigionato molta della spontaneità dei giovani concorrenti, costretti a un tour de force perfino ossessivo, che ha condensato in pochi mesi quello che le scuole tradizio­nali propongono opportunamente in anni, con una coazione alla rivalità coltivata e sot­tolineata che la scuola sa evitare. Non ago­nismo, quindi, ma antagonismo voluto e sfruttato ai fini dello spettacolo e della cu­riosità del pubblico avido di sensazioni più che di idee. E il successo della giovane can­tante, Alessandra, si è velato di lacrime e­splose spontanee, con immagini da ricor­dare che riportavano lo sgomento e la stan­chezza, la gioia venata di stupore, il senso di una felicità che la tensione accumulata ren­deva assai simile alla sofferenza.
Giuseppe Sanzotta per Il Tempo ---> A essere sinceri ho sempre guardato con un po' di diffidenza a eventi come Amici. La diffidenza nasceva dal fatto che la trasmissione potesse apparire come una scorciatoia verso il succeso, che avrebbe comportato di conseguenza la delusione per moltissimi aspiranti artisti. Ma, evidentemente, i conti andrebbero fatti con un mondo, come quello musicale, che sembra chiuso, restio a investire e a rischiare su giovani talenti. Non solo, ma va considerata anche l'impetuosa crescita dell'importanza della tv, l'unico elemento capace di creare in proprio, anche senza l'ausilio di altri media, dei miti. Una opportunità e un rischio nello stesso tempo. Troppe trasmissioni televisive hanno creato una nuova occupazione: l'ospite. Una persona che non ha nulla di suo da offrire se non la propria presenza. Inutile nei dibattiti, incapace di cantare, recitare o ballare, ma semplicemente famosa. La cui fama si alimenta della sola presenza. Per arrivare a questo bisogna far parlare di sé. Ogni mezzo è buono. Poi inevitabilmente giunge, per quasi tutti, il declino, il silenzio, l'abbandono. Si spengono le telecamere per riaccendersi ed esaltare un altro mito fatuo. Amici esce da questo schema. In una situazione dove è la tv che dà l'opportunità e la visibilità, rappresenta un adeguamento ai tempi e per tanti può costituire la sola strada percorribile. Però il passaggio dall'anonimato alla popolarità è rapido. Quasi istantaneo. Non c'è tempo per metabolizzarlo. Si entra in uno studio da sconosciuti, se ne esce già più acclamati di una star. Del resto anche questo è un segno dei tempi. Quante cose noi facciamo in pochi secondi e senza fatica, tutto impensabile fino a pochi anni fa? Già ma c'è un piccolo-grande rischio. Quello di perdere l'abitudine alla sconfitta. Di non aver la capacità di sapersi rialzare quando si cade. Di perdersi se quelle telecamere non si accendono. Di non saper ricominciare con umiltà. Ma meglio correre il rischio se l'alternativa, in una società che si fa sempre più vecchia, è togliere ai giovani anche la speranza.
Stefania Carini per Europa ---> Due cose importantissime sono accadute. La prima: ha vinto, anche meritatamente, Alessandra e quindi abbiamo già la prossima finalista (quanto meno) di Sanremo. Due: mai visti in un solo momento così tanti giornalisti in tv. Chi sa chi faceva il giornale. Il programma è un fenomeno pop, inutile negarlo. Ha una sua forza come talent show, diversa però da quella di X Factor. Ma questo en plein giornalistico è segno non tanto e non solo della forza di Amici quanto della sua conduttrice. Maria sa ben orchestrare la sua immagine. Di più: gode anche di un immenso favore del pubblico. Non parliamo di semplici numeri ma di una benevolenza senza fine. Nessuno parla mai male di Maria. E' una di casa. E' professionale. E' una bella persona. Non è certo la Ventura. Maria è sempre Maria. La Ventura, invece, è becera. E' cattiva. E' calcolatrice. Eppure entrambe fanno televisione, entrambe con la sana (o meno sana) dose di cinismo. Ma Maria è Innocente. Lascia che ragazzi e insegnanti parlino e scannino, ma in realtà è leia dirigere il gioco, a fomentare, a dare il ritmo. La Ventura invece c'è, urla, si dimena palesemente. Così la prima sembra sia lì per caso, non responsabile di ciò che la circonda. La seconda invece sembra l'istigatrice, la complice, l'unica responsabile. Maria ha studiato benissimo la sua immagine Immacolata.
NEL PROSSIMO POST LE DICHIARAZIONI DI ALESSANDRA E DEI VIP CHE TIFAVANO PER LEI.
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