La fattoria, rassegna stampa: trionfo del super trash e dei mega-eccessi, lotta di classe tra vippume di riserva e volgarità, Lanza contro Grasso

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Basterebbe la seguente e concisa frase di Antonio Dipollina su Repubblica ("Una visione da non consigliare nemmeno al peggior nemico") per sintetizzare il parere dei critici televisivi (ma anche di gran parte degli spettatori) su La fattoria (voto: 5), partita domenica scorsa su Canale 5. Di seguito una più ricca ed impietosa rassegna stampa.
Aldo Grasso per Il Corriere della Sera ---> Mi devo ricredere: pensavo che il peggio della tv fosse rappresentato da Scherzi a parte, ma non avevo ancora fatto i conti con l'ultima edizione de La fattoria: liti, insulti, volgarità, il trionfo assoluto del trash, dall'«autore» Cesare Lanza a Mara Venier, ridotta letteralmente a sfangare pur di apparire ancora, noia, presunzione, parodia del lavoro contadino al limite dell'insulto (ministro Luca Zaia, dia un'occhiata, per favore!), una conduttrice che veste come una bambina invitata alla Prima Comunione, opinionisti senza opinioni («A tutti gli opinatori televisivi, indistintamente, bisognerebbe dar ragione a calci in c...», il filosofo ignoto), l'ex hostess Daniela Martani usata come carne da macello, e se lo merita, Tony Sperandeo in evidente stato confusionale... Al confronto, Federica del Grande Fratello, sempre prodotto dalla Endemol, sembra una educanda. Mi devo ricredere, o meglio comincio ad apprezzare la sbruffoneria di José Mourinho: a commento della prima puntata de La fattoria condotta da Paola Perego, la famosa conferenza stampa di sette minuti, dove si dicono parole definitive, calzerebbe a pennello. Non trash ma supertrash, perché quello che va in scena è la goffaggine di troppe ambizioni e di troppi cinismi, di troppi incapaci e di troppe frustrazioni. Ma restiamo sul tecnico: Paola Perego è una conduttrice di scarso carisma ed è carente di senso del ritmo (e dell'ironia); se emerge qualche personalità, come quella di Fabrizio Corona, va subito in confusione: già a metà, 06fattoria.jpgla trasmissione le era sfuggita di mano per naufragare completamente nel teatrino dello scontro fra Sperandeo e Corona. E che dire della presenza in studio di Carlo Ripa di Meana? A volte i doppi cognomi non bastano ad assicurare una canuta avvedutezza.  
Replica di Cesare Lanza ---> Da molto tempo ho deciso di non dare nessuna importanza ai critici: per non mettere in difficoltà il mio povero fegato, già insidiato da libagioni in eccesso. Del resto i critici non contano davvero, rispetto a ciò che interessa davvero a chi scriva un libro, crei una musica, proponga un film, metta in scena un programma televisivo, ecc. Ciò che interessa è il consenso del pubblico ed è noto che i critici, snob per ingiustificata autostima, sentenziano quasi sempre l'esatto contrario di ciò che decide il pubblico: i critici stroncano, il pubblico approva; i critici approvano, il pubblico scappa. Il "critico" del Corriere, Aldo Grasso, è solo un po' più perverso ed elegante, raffinato, rispetto ai suoi colleghi. A me appare afflitto e insieme esaltato da forti pregiudizi. Alcuni personaggi televisivi gli piacciono e ne scrive sempre bene, a prescindere; altri gli stanno antipatici e lui ossessivamente prova a perseguitarli, sempre a prescindere. Non mi sembra corretto, ma è un problema suo e del Corriere. Nel caso della Fattoria la scorrettezza suprema è svalutare il buon risultato (forse a Grasso piacerebbe, per una volta, pensarla come il pubblico?) della Fattoria: scrive che Paola Perego ha perso perfino contro Daniele Piombi su Raiuno, per l'Oscar tivu. Stop. In realtà Piombi è l'inventore di quel programma, ma domenica la Rai ha messo in campo tutti i suoi campioni e ha attinto alle grandi risorse di Mediaset, da Striscia alle Iene, dalla Hunziker a chiunque, di tutto e di più, in primo luogo Paolo Bonolis, affiancato da Luca Laurenti. Alla fine quattro milioni di telespettatori per Paola Perego, quattromilioni e quattrocentomila per l'Oscar. Ma per Grasso (di veleno) Paola ha perso, contro Piombi. Il "critico" del Corriere è reduce fresco da una sua straordinaria performance: una lunga gufata, memorabile, alla vigilia contro il Festival di Sanremo (io c'ero) e catastrofiche previsioni, giudizi spietati, qualsiasi cosa contro Bonolis e il suo gruppo di lavoro. Alla fine, sapete com'è andata: grandioso consenso del pubblico a favore di Paolino, Grasso obbligato a consegnare le armi, in penitenza. Che dire? Speriamo che i suoi strali portino fortuna, anche alla Fattoria.
Alessandra Comazzi per La Stampa ---> Per tutti liti garantite e rigurgiti di notorietà. A smistarli l'assai in forma Mara Venier, subito efficacissima tanto da piacere all'opinionista Sonia Bruganelli Bonolis. Chissà quanto toglierà la scena alla conduttrice Paola Perego che però ha dalla sua la forza dello studio: a un certo punto la Venier dice di non avere neanche avuto tempo di asciugarsi il sudore. E l'altra, elegantissima: "Sei una gran gnocca comunque". La sinergia di rete farà sì che, o si ignora Canale 5, o non si potrà ignorare La fattoria.
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Roberto Levi per Il Giornale ---> Della prima puntata si può forse salvare la battuta di Tony Sperandeo a proposito dei tatuaggi sui bicipiti di Fabrizio Corona: "Ma quelli lì sono tatuaggi o arazzi?". Sul resto si dovrebbe stendere il più classico dei veli pietosi, perchè il programma condotto da Paola Perego si candida a tutti gli effetti come il peggiore della stagione, forse con una certa divertita consapevolezza di fondo dell'intera produzione dal momento che è parso arruffato e scoordinato fin dalle prime battute senza che intervenisse alcun aiuto interno o esterno, dalla regia o dagli ospiti, dagli autori o dalla stessa conduttrice. Per gli amanti del trash non ci sarà che l'imbarazzo della scelta, di qui in avanti. Intanto si è cominciato con alcune scene traccia-tendenza, come quella che ha visto Rocco Pietrantonio costretto dalla sceneggiatura a baciare il piede di Fabrizio Corona, uno dei pochissimi gesti in grado di provocare un accenno di scrupolo inibitore in Paola Perego: "No ragazzi, forse non è il caso che si tolga le scarpe, ci sono quarantacinque gradi all'ombra".
Marco Molendini per Il Messaggero ---> La lotta di classe è viva e vegeta e prospera in tv. Ci aveva già provato L'isola dei famosi, ci rifà La fattoria, che ha avuto la grande idea di dividere il suo microcosmo sociale in "casta" e "contadini", roba da civiltà preindustriale: i primi vivono "nell'agio e nell'opulenza" (per dirla con Paola Perego), i secondi "di privazioni e stenti" (sempre lei). Non resta che sperare nell'odio di classe per alimentare lo share.
Stefania Carini per Europa ---> In poche semplici parole La fattoria, nuovo reality Endemol su Canale 5. Conduzione. Ufficialmente, Paola Perego. In realtà, il duro lavoro lo fa Mara Venir in collegamento dal Brasile. Di più: alla fine entra Tony Sperandeo, litiga con Corona, e la Perego non esiste più. Tutto è fuori controllo, e la Perego dimostra di non essere all'altezza nemmeno del novellino Facchinetti. Concorrenti: solito vippume di riserva, ma con due note dissonanti. Baldini, che forse ha dato una piega poco felice alla sua carriera, e Morena, cui tocca ripartire da qui pur essendo stata compagna di vita e di spettacolo del grande Funari. Opinionisti. La moglie di Bonolis e il giornalista Giancarlo Dotto. Che cita una battuta di Costanzo («Lascerei in Brasile Corona e chiederei la consegna di Battisti»), chiedendo al re degli scoop di fare questo scambio per patriottismo. Perché, dice, Battisti ormai è un chierichetto, Corona no. Che paragone da brividi. Corona non solo spiega di non essere stato mai condannato, ma dice a Dotto che se è in trasmissione per «dare spessore», beh, è partito male. Non pago della mazzata, Dotto dirà che la tal attrice, in nomination, verrà votata perché «Ha un volto, una luce, è questo da fastidio al giorno d'oggi». Non c'è nulla di peggio dell'opinionista che si crede superiore al circo che lo circonda.
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