Il Commissario Montalbano, rassegna stampa: vince la qualità ma il protagonista cede al sesso e perde se stesso

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Ricca rassegna stampa su Il Commissario Montalbano (voto: 8), la fiction con Luca Zingaretti (8) tornata domenica e lunedì su Raiuno con ascolti "da Champions League" e che proporrà altri due episodi inediti in prima serata: il 10 La pista di sabbia e il 17 La Luna di carta, tratti dagli omonimi romanzi di Andrea Camilleri, editi da Sellerio Editore.
Aldo Grasso per Il Corriere della Sera ---> «Anto' fa caldo». Il celebre spot di Luisa Ranieri, compagna di Luca Zingaretti, è diventato una fiction. Sembra quasi che Andrea Camilleri, con Vampa d'agosto, il romanzo da cui è stata tratta l'ultima fatica del commissario Montalbano, abbia voluto fare un omaggio personale al suo attore preferito, una lunga maliziosa citazione. A Vigata d'agosto c'è un caldo torrido, il commissario odia la modernità e con essa l'aria condizionata, non ne vuol sapere di una traversata in barca con la fidanzata storica (un bel caso da In Treatment, la facciano finita e basta!), sa che quando «stride la vampa, la folla indomita corre a quel foco» e lui, Montalbano, ci sa fare con «quel foco». Anche se la scena più hot si svolge di notte, sulla spiaggia e il commissario deve buttarsi continuamente in mare per spegnere i bollori. In spregio alla legge Galasso, il Commissario Montalbano vive in una villetta che dà direttamente sul mare. Non contento del posto, dovendo alleviare un agosto di lavoro, dice di sì a Mimì Augello che lo invita a passare qualche giorno nella bella villetta sul mare, a Montereale Marina, che ha preso in affitto con Beba e il piccolo Salvo. Ma un giorno il bambino sparisce. Montalbano corre a cercarlo e scopre in giardino un cunicolo che rivelerà un appartamento abusivo e un baule con il cadavere di Rina, una ragazza scomparsa sei anni prima. Il nuovo Montalbano ha una spiccata vena soap (non a caso la bollente attrice Serena Rossi è un volto storico di Un posto al sole). Il che è un bene perché la fiction perde la bardatura letteraria di Camilleri (un manierismo che ormai dà fastidio anche sulla pagina scritta) ma anche un male, perché Zingaretti è troppo solo per reggere gli intrighi psicologici e popolari della soap. Lui è tutto d'un pezzo, del tipo: mi spezzo ma non mi spoglio.
Antonio Dipollina per Repubblica ---> Rassicurante Montalbano. Magari non proprio nella direzione auspicata da Berlusconi, che vorrebbe la tv colma di programmi che raccontano un paese normale. Quanto nel rassicurare sull'esistenza di prodotti tv che non tradiscono. A un tale livello di popolarità e affidabilità per cui appena ricompaiono arrivano quasi dieci milioni di spettatori (impresa impossibile, a meno di non essere la finale dei Mondiali). Quanto al risultato in sé, siamo ovviamente nella fase in cui lo storico personaggio degli storici libri da cui sono tratti gli storici film-tv inizia ad accusare colpi evidenti: il nuovo Montalbano è girato più per dovere che per piacere e certi sfasamenti si vedono tutti. Succede anche nei libri di Camilleri, ma l'affezione ormai è superiore e solidissima. Lo smalto è minore e ci si resterebbe parecchio male, se fosse mai successo che un prodotto durevole negli anni e consegnato all'abitudine avesse mai acquistato smalto o riservato sorprese col passare del tempo.
Alessandra Comazzi per La Stampa ---> Ci hanno rubato Montalbano. Gli ascolti sono andati benissimo, ultrabene, una cosa d'altri tempi. Su 100 spettatori davanti alla tv, quasi la metà guardava La vampa d'agosto, primo dei nuovi quattro racconti tratti dai romanzi di Camilleri, con Luca Zingaretti. Una cosa bulgara, sulla quantità non si discute. Ma sulla qualità, oh sì. E dunque. I protagonisti, da Montalbano in giù (sempre ottimi gli attori dialettali) sono diventati macchiette, tant'è che il regista Sironi a un certo punto traveste il protagonista e Fazio da banda Bassotti. Montalbano si evolve, invecchia. Ha evidenti problemi con le armi, metafora sessual-freudiana: si fa minacciare da un contadino col fucile, si fa strappare la pistola dalla bella Serena Rossi che lo usa per vendicarsi della sorella uccisa. Nel passare dal libro allo sceneggiato, il «cinquantino» malinconico, più fragile con le donne, diventa scemo. E ancora: dov'è finita la Sicilia? A parte i titoli di testa, ci sono due o tre inquadrature in esterno, giusto per far posteggiare vecchie auto in vie sempre deserte, a testimoniare l'irreale, davanti a qualche anonimo portone. Forse per non dilatare i tempi (la sintesi è costosa assai) hanno risparmiato sulle location. Il caldo d'agosto ha tutta l'aria di essere una confortabilissima primavera, Montalbano si mette persino un accappatoio di velluto. E perché Augello sparisce da casa sua? Insomma: eravamo abituati bene, disabituarsi è un peccato.  
Micaela Urbano per Il Messaggero ---> Eccezionale risultato che dovrebbe far riflettere quei dirigenti che con il decollo della pay tv giustificano il calo di ascolti della tv analogica. Le cifre di Montalbano parlano chiaro: il pubblico premia la qualità e volta le spalle alla mediocrità. A una pochezza che sembra essere diventata la prerogativa principale della fiction. Il fenomenale Montalbano dovrebbe essere d'esempio. Ogni film, ottimamente diretto, curato e interpretato, non è un sequel, ma il capitolo dell'avventura dello straordinario personaggio di Camilleri, galantuomo all'antica eppure moderno rivoluzionario in lotta contro la burocrazia e l'arroganza del potere. Ogni film è sia letterario sia cinematografico. Ogni film percorre un'indagine di vita fra delitti e segreti di una Sicilia immaginaria quanto vera, tradizionale quanto nuova.
Roberto Levi per Il Giornale ---> Ne è venuta fuori una storia che si seguiva sempre volentieri per i noti pregi della serie (la bravura di Zingaretti, l'ottima scelta del cast che lo affianca, i paesaggi spettacolari, il felice compromesso tra il timbro singolare del linguaggio della pagina scritta e la forza espressiva di questa fiction) ma che crea non poche perplessità di forma e di sostanza. Ci si comincia ad esempio a chiedere come possa l'integerrimo commissario, di punto in bianco, perdere la testa per una ragazza che gli dichiara il suo amore appena conosciutolo, a tal punto da farsene manipolare, da metterle una pistola in mano e da doversi poi assumere la responsabilità dell'omicidio da lei commesso.
Valeria Braghieri per Libero ---> Share al galoppo, pubblico in delirio. Come se l'esercito di donne dietro al video innamorate di Montalbano, diciamo pure di Zingaretti, si fossero finalmente sentite liberate dall'invidiatissima Livia. Una scappatella salutare per lo share come per certi rapporti stagnanti in cui la fifa fa più dell'orgoglio. 
Stefania Carini per Europa ---> Attenzione Montalbano! Ecco cosa succede se si cede. Ci si ritrova ignudi e ridicoli come mamma ci ha fatto. Nell'atteso ritorno in tv, il nostro cade nella trappola di una studentessa gattamorta, che pare uscita da un filmino anni '50, un po' Bellucci in Malena, un po' Bellucci nello spot Intimissimi. Il nostro, dopo aver resistito a ben altre bellezze, cede senza remore, e ne asseconda il piano criminoso, come inebetito. Lei, sorella gemella di una ragazza uccisa, vuole fare da esca per far confessare il perfido omicida, un immanicato geometra. Ottenuta, fingendosi impaurita, la pistola del commissario, spara al marrano senza pietà. Montalbano si prende la colpa, e capito l'inganno, si getta a mare, nudo, per sbollire ira e vergogna. Ma forse, si vergognava più della figura fatta davanti ai suoi fedeli spettatori. Ecco cosa succede quando un personaggio ha raggiunto il suo apice, e non si sa chiudere degnamente. Camilleri non ci pensa, e continua a scrivere. Zingaretti ci aveva pensato, ma poi è tornato su suoi passi. Il rischio di vedere trasformato un classico nella caricatura di se stesso è troppo forte. La bellezza di Montalbano è la capacità di lavorare sui luoghi comuni, esaltandoli. È la capacità di creare un giallo psicologico moderno e arcaico. È l'arancio della terra bruciata, il verde della vegetazione, il blu del cielo e del mare. È Montalbano con le sue nuotate, i suoi vezzi, le sue mangiate, le scelte talvolta ambigue, quasi obbligate per chi deve fare quadrare la giustizia in Italia, e in Sicilia.
Michele Anselmi per Il Riformista ---> Resta l'impressione che la nuova serie sia un po' tirata via sul piano della fattura, meno accurata. Non è tanto questione di luce, di mare, di percezione dell'afa agostana, quanto di stanchezza. Va benissimo che il poliziotto si faccia tentare da una Malena locale e ci finisca a letto, ma il pilota automatico no, specie se guidi una scalcinata Tipo.
Norma Rangeri per Il Manifesto ---> Perde colpi come poliziotto e scende dal piedistallo del partner fedele. Da un esperto detective come lui tutto potevamo aspettarci tranne che si facesse raggirare da una ragazzina: in due mosse (visita al commissariato, cena e dopocena) lo seduce, gli sfila la pistola e uccide lo stupratore-assassino della sorella gemella. Ma il Commissario Montalbano può fare ciò che vuole ed essere sicuro che l'affetto del pubblico non cambia. Numeri d'altri tempi, ai massimi livelli, una conferma del fenomeno-Montalbano. Nelle pagine dello scrittore Andrea Camilleri, Montalbano ha ormai sessant'anni, è più riflessivo, più solo e malinconico. Nella fiction la maturità del personaggio è raccolta solo in parte: Luca Zingaretti ha lo stesso piglio e lo stesso tono di sempre. Come del resto i suoi più fidati collaboratori (Mimì, Fazio e Catarella, rispettivamente Cesare Bocci, Peppino Mazzotta e Angelo Russo). Certo è più nervoso (dice sempre "vaffanculo") ma quando deve risolvere il mistero dell'ammazzatina (il delitto) non conosce ostacoli. Con Camilleri che gli offre su un piatto d'argento storie complesse, politicamente all'altezza del mitico commissario. Lo stupratore e assassino di La vampa d'agosto è il cognato del sindaco, uno con il monopolio dell'edilizia e dell'abusivismo. Quando il capomastro dice «l'abusivismo da noi è doveroso, tanto poi c'è il condono», c'è materia su cui lavorare. Nel cantiere del mafioso si sale sull'impalcatura senza protezione, si muore da immigrati clandestini, e, per completare la disumana normalità, si guardano le donne come prede (e si uccidono). Camicia bianca e pantaloni blu (in alternativa al marrone), Luca Zingaretti mostra il talento, e i pettorali esibiti nelle sue proverbiali nuotate (in mare si consumerà il tradimento della fidanzata storica: Livia). Con qualche défaillance nel montaggio: un momento prima vediamo Montalbano immerso in un'acqua calma e celeste, mentre quando si sta asciugando ha dietro di sé un mare verde e mosso.
Mariano Sabatini per Metro ---> Cosa dovrebbe fare il povero critico, dovendo scrivere di una persona per la quale nutre un'insana passione? Confessare! E allora confesso una fascinazione fantozziana nei confronti di Luca Zingaretti, alias Commissario Montalbano, il migliore attore italiano vivente. I tv movie in questione sono, poi, l'esempio di cosa si possa fare con un eccellente regista, affidandosi ai romanzi di un autore di rango come Camilleri. Un'ideale "ola" da stadio si alzi, infine, per il commissario e la sua procace amante, se la tradita è la scialba Livia.
Mirella Poggialini per Avvenire ---> È lui o non è lui? Ritorna Montalbano, eroe tele­visivo dei grandi ascolti e delle tante repliche: ma è proprio lui? Un po' imbolsito, malgrado gli exploit di nuoto che ogni tanto sono ripresi durante il racconto, il fatidico commissario, interpretato da Luca Zingaretti, riappare in una nuova serie di quattro episodi: domenica sera su Raiuno il primo, La vampa d'agosto, già pubblicizzato sulla stampa per l'inserto di fer­vori amorosi del protagonista, dimentico della fidanzata. Ma è la Sicilia che appare in qualche misura tradita, salvo i titoli di testa con la sola­re panoramica dal mare: una Sicilia che nei quat­tordici film tv tratti dai romanzi di Camilleri ap­pariva sì chiusa nelle sue usanze e tensioni, ma colta con affettuosa e indulgente ironia, e ora invece è proposta con rabbioso astio, giustifica­to ma dissonante, nel presentare criminali e combutte mafiose, malcostume e intrallazzi. Ne risente anche il linguaggio, meno sorvegliato, è insistita la sottolineatura passionale nel rapporto con la giovane protagonista Serena Rossi, pro­mossa da Un posto al sole  - i dialoghi si perdo­no a volte in pause improprie, il ritmo è fatico­so. Una Sicilia amara che il commissario decifra con improvvise rabbie e incongrui episodi - l'in­terrogatorio di un colpevole, travestiti da ma­fiosi, fa dei poliziotti delle improbabili mac­chiette - e che fa rimpiangere i cultori del Mon­talbano di una volta, quello delle 64 repliche tan­to seguite dai telespettatori, trentadue milioni il totale, da diventare cult. Il primo episodio ha ot­tenuto il record assoluto della serie, avendo rea­lizzato il 37.50 con 9 milioni 219 mila spettatori a dimostrazione che l'affezione l'ha vinta sul giu­dizio, e che Zingaretti/Montalbano continua ad attrarre. Ma fa rilflettere - e forse spiega molti in­successi - la distanza fra letteratura e fiction-tv, nell'elaborazione dei testi da trasformare in rac­conti televisivi.
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