Giancarlo Magalli a ruota libera: "Milo Infante fa la metà dei miei ascolti, la Carrà non mi ringrazia, Del Noce ha dato chance a tutti tranne che a me"

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Giancarlo Magalli (voto: 7) non ha mai peli sulla lingua. Un pregio in un mondo di politically correct ma anche un serio ostacolo per chi vuole lavorare. Specialmente in tv. In un'intervista a Libero il conduttore, che è stato uno dei più brillanti ospiti nella puntata di martedì di Tutti pazzi per la tele (7), è ulteriormente meno diplomatico del solito.
Dopo dieci anni di Piazza Grande, da questa stagione è il mattatore di Mezzogiorno in famiglia (5), il sabato e la domenica su Raidue, sempre sotto l'occhio attento di Michele Guardì. Pronti via, Magalli ha subito alzato gli ascolti... Vero? "Sì, è stato un esordio molto buono, abbiamo fatto quattro punti in più rispetto allo scorso anno. Non nego anche la soddisfazione per il programma che ho lasciato: Milo Infante, il mio sostituto, fa la metà dei miei ascolti. Il suo programma non è brutto, per carità, lui è bravo, ha contenuto, ma manca di un pizzico di leggerezza ed allegria".
Da chi è formato il suo pubblico, Magalli? "Le casalinghe sono lo zoccolo duro, ma ci sono anche i ragazzi. Gente ammalata che non va al lavoro, disoccupati. Direi che posso contare su un bel turn over di precari. Si divertono con le mie battute, sono intergenerazionale". E allora perché non le danno una bella prima serata? "E lo chiede a me? Ho fatto la serata dell'oroscopo che ha fatto più audience dell'Isola. In realtà Raidue ne fa poche, non ha i soldi".
Raiuno? "Da quando c'è Del Noce non ci ho messo più piede. Piuttosto lavora Pupo, ma io no. La priorità di Fabrizio, appena arrivato alla guida della rete, era quella di portare Giletti a Raiuno: non mi potevo aspettare molto. Del Noce ha personaggi che ama e altri no, insiste con la Ventura e ha dato diversi programmi a Lopez, andati male. Per carità, ha anche fatto cose buone. Adesso che c'è il rimpasto spero che arrivi un direttore che mi stimi, se no mi toccherà fare altri anni di purgatorio".
Magalli vorrebbe come direttore di Rete Pippo Baudo ("Gliel'hanno offerto tante volte ma non rinuncerebbe ad andare in video per nulla al mondo"), ha il rimpianto di non aver accettato il ruolo di Don Matteo, che poi è andato a Terence Hill ("Mi sarei dovuto trasferire otto mesi l'anno a Gubbio, avevo una famiglia e dissi di no"), riserva una stoccata a Raffaella Carrà ("La conosco da 50 anni, le ho venduto la casa, sono stato autore del programma che l'ha resuscitata, Pronto Raffaella?, e lei ancora oggi dice che è merito di Japino...") e alle donne che conducono i programmi del mattino ("Quando dissi che erano concentrate lì le amanti dei politici Del Noce mi voleva menare. C'è un motto che dice: se sembra raccomandata significa che lo è").
Quindi guarda al suo futuro: "Rifarei Domenica In. Tutti dopo di me sono andati peggio. Oppure un preserale tipo L'eredità". Non gli resta che sperare nel nuovo direttore di Raiuno. Purchè non ci litighi prima.
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