Piero Chiambretti spiega la fine di Markette: "Si era chiuso un ciclo e costava troppo". Gli ascolti tv non hanno mai impensierito la concorrenza

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"In Italia c'è il problema de La7, del duopolio, del terzo polo: per fare trasmissioni così ci vogliono soldi, un lusso a mezzanotte che La7 non si può permettere": Piero Chiambretti (voto: 7) riassume così, durante la videochat organizzata dal Corriere della Sera, il motivo per cui Markette (7) non andrà più in onda. "Avevo giurato sulla testa di alcuni amici - ha detto il conduttore - che se avessi trovato un format che mi calzava a pennello, lo avrei continuato nei secoli. E invece Markette chiude per due ordini di motivi: innanzitutto ho capito che dopo quattro anni bisognava chiudere la trasmissione, e del resto le belle favole finiscono".
Una fine decisa dallo stesso Chiambretti: "Un mese prima che la nuova dirigenza si insediasse, ho immaginato di chiudere Markette. In realtà il programma poteva avere un altro piccolissimo momento di vita tra ottobre e dicembre, magari con qualche prima serata, ma ho deciso che l'avrei chiuso un momento prima di quanto l'avrebbe chiuso chiunque altro".  
Non è mai bello commentare la chiusura di un programma ma, ad onor del vero, ci sono due motivi che giustificano pienamente le scelte dei nuovi vertici della Rete. Il primo è costituito dagli ascolti, mai capaci di impensierire minimamente la concorrenza e più spesso vicini all'1 o al 2% di share piuttosto che al 3% (media di La7) o tanto meno al 4%. Il secondo riguarda i costi di produzione, assolutamente esagerati e improponobili per una televisione che non può certo contare sui ricavi pubblicitari di Rai o Mediaset.
Inevitabile, dunque, il divorzio tra La7 e Chiambretti. Che pensa al suo futuro: "La Rai è la grande mamma di tutti noi. Ma qualora dovessi andare via da La7, la Rai mi deve ancora dire cosa vuol fare con il mio cartellino, parlando in termini calcistici. In ogni caso, fino a dicembre sono legato a La7. Dopo dicembre si apre una strategia e le reti sono tre: Sky, che rappresenta la sperimentazione; la Rai, che è l'affetto (ma Affari tuoi non è il genere di programma adatto per me), e Canale 5, che potrebbe essere il 'peccato'. Ho ribadito ad Enrico Mentana la mia volontà di realizzare qualche finestra per Matrix ma al momento è tutto un gioco di rimandi e non c'è nulla di concreto. Una volta pensavo che non avrei lavorato per il Cavaliere. Ma con la marmellata generale di oggi, non credo che lavorare per la Rai significhi non lavorare per il Cavaliere e viceversa. E comunque mi piacerebbe diventare direttore di Retequattro". Speriamo che quest'ultima sia solo una battuta. 
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