Volare-La grande storia di Domenico Modugno, lunedì e martedì su Rai1 con Beppe Fiorello: trama-foto

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Anticipazioni sui personaggi, sul cast e sulla trama della miniserie in onda in prima serata su Rai1 il 18 e il 19 febbraio e dichiarazioni del protagonista e degli addetti ai lavori.

volare-beppe fiorello-domenico modugno-rai1-fiction.jpg “Per Modugno ho una vera e propria febbre d’amore. Nell’interpretarlo non c’è stata solo gioia, ma anche tanta paura. Mi sono convinto di essere davvero adatto solo quando sono arrivato alla voce, non solo con la gola ma con il cuore. E’ quasi un film autobiografico: Modugno, come me e i miei fratelli, arrivava da un piccolo paese, aveva dei sogni. E anche io ho avuto un padre che mi ha incoraggiato: lui era radiotelegrafista nelle guardia di finanza e, alla radio, raccontava barzellette e cantava”: Beppe Fiorello (voto: 8) ha messo tutto se stesso nell’interpretare un uomo, una leggenda che con la sua voce ha incantato il mondo intero.

Volare. La grande storia di Domenico Modugno (in onda lunedì 18 e martedì 19 febbraio, in prima serata su Rai1) è la miniserie in due puntate, diretta da Riccardo Milani e scritta da Rulli e Petraglia, che racconta l’ascesa di questo ragazzo pugliese che sogna di arrivare a Roma per fare l’attore, l’incontro con la moglie Franca Gandolfi (Kasia Smutniak - 7 -), la strada per il successo, fino alla prima vittoria a Sanremo, nel ‘58, con Nel blu dipinto di blu.

Di Modugno, aggiunge l’attore, lo ha colpito soprattutto il fatto che “non amasse le regole, ma rispettava tutti e lo ha fatto fino all’ultimo giorno della sua vita. E’ stato un precursore, un apripista, un uomo che ha saputo credere fortemente nelle sue potenzialità”.

La vedova di Modugno, Franca Gandolfi, parla così della fiction: “Ho assistito ad una bellissima favola. Fiorello è di una bravura mostruosa e sono bravissimi anche tutti gli altri attori”. Ma la vedova rivela anche di essere stata lei a porre come condizione affinchè si potesse realizzarla che a sceneggiarla fossero proprio Rulli e Petraglia, perchè “nei loro racconti c’è verità e poesia: hanno mostrato un Domenico estroverso, romantico, e anche malinconico e timido, come era”.

E Kasia Smutniak dice: “Modugno era conosciuto nel mio Paese, in Polonia, perchè Volare si cantava anche lì, con il ritornello in italiano e il resto del testo in polacco”.

Per Fiorello è un sogno realizzato: “Solo io potevo interpretare Modugno. Se solo al pubblico arriverà una minima parte di quell’enorme emozione che ho provato, sarà la mia vittoria più bella”.

Per il regista Milani “raccontare Modugno è stato un onore e una responsabilità enorme, perchè è un uomo che ha inciso profondamente non solo nella musica italiana, ma anche nel costume e nella cultura del nostro Paese. Istintivo, coraggioso, travolgente e fuori dagli schemi, ha cantato l’amore ma anche la natura e gli uomini della terra in cui è cresciuto”.

Il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta tiene ad evidenziare come “Volare sia la storia di un autentica leggenda, che ha rappresentato nel panorama della musica italiana una rivoluzione, un monumento del made in Italy esportato in tutto il mondo da oltre 50 anni”. E’ rientrato il caso scatenato da Franco Migliacci che, “offeso” da una scena della fiction, aveva minacciato di portare la questione in tribunale. Lo conferma la stessa Andreatta che spiega: “L’autore non si era riconosciuto in una sola delle tante scene in cui appare nel film, che aveva visionato tra l’altro ancora prima del montaggio e fuori contesto, ma comunque abbiamo deciso di tagliarla”.

NEL PRIMO EPISODIO Domenico, che tutti al paese chiamano Mimmo, è poco più di un ragazzo quando fugge dalla miseria di un piccolo centro sperduto della Puglia per cercare fortuna a Roma. Migliaia di altri giovani come lui in quegli stessi anni, quando l’Italia a poco a poco comincia a riprendersi dalla tragedia della guerra, prendono i ‘treni del sole’ per andare a lavorare nelle fabbriche di Torino, Genova, Milano. Domenico Modugno no, lui sente che il suo futuro è nello spettacolo: vuole fare l’attore. Però non ha un soldo, e i genitori non possono aiutarlo: per venire nella capitale, alla prova di ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia, trova un passaggio su un pullman di pellegrini diretti a San Pietro per l’Anno Santo. E il suo primo tetto a Roma è un dormitorio dove dovrebbe restare tre giorni e invece, grazie a mille bugie e scuse, riesce a resistere per alcuni mesi. In attesa del verdetto del Centro, per assicurarsi la sopravvivenza, va a cantare canzoni scritte da lui, in dialetto, in alcuni locali romani. Alla fine arriva la buona notizia: è stato ammesso alla prestigiosa scuola di cinema, tra duemila aspiranti attori e registi.

Naturalmente, è difficile per lui farsi largo, sia per via di quel suo dialetto, sia a causa del suo spirito ribelle insofferente alle regole. Ci riesce grazie a una determinazione e un talento che già alla fine del primo anno ne fanno il numero uno della scuola di cinema. Le sue giornate sono dure: la mattina studia e segue i corsi; il pomeriggio fa la fila tra le comparse che si affollano davanti ai cancelli di Cinecittà per strappare una giornata di lavoro in qualche film mitologico o strappalacrime, o in uno di quei ‘musicarelli’ dove svetta come protagonista assoluto il re della musica leggera italiana, Claudio Villa e la sera canta in piccoli locali in centro.

Siamo nell’Italia degli anni Cinquanta, fatta di giovani senza una lira in tasca e la testa piena di sogni. Qui, in questo mondo duro e leggero assieme, magico e frustrante, aperto al futuro e alla possibile ascesa dei tanti poveri ma belli dotati di talento e inventiva, Mimmo trova gli amici di una vita, Franco Migliacci e Riccardo Pazzaglia: il primo un toscano anarchico e sciupafemmine che campa disegnando fumetti per bambini su un giornalino del Partito Comunista; l’altro diviso tra la passione per un cinema ‘alto’ e l’attività di aiuto regista, nella quale gli si chiede soprattutto di controllare che i centurioni non vadano in scena con gli orologi al polso e i mocassini ai piedi. Assieme a loro Mimmo vive sconfitte, insuccessi, delusioni, ma anche allegre avventure e momenti da favola, come quando canta una sua canzone, alla radio, davanti al grande Frank Sinatra, ‘The voice’ decide di inciderla in America, ma poi Mimmo non riesce ad arrivare in tempo all’aeroporto per dargli il testo e lo spartito e Frank se ne vola via. O la notte in cui una donna su una cabriolet decapottabile si ferma ad ascoltarlo e applaudirlo mentre - accompagnandosi con una chitarra - prova uno dei suoi futuri capolavori - Vecchio frac - sulla scalinata del Campidoglio: quella donna è Anna Magnani.

Oltre all’amicizia, al Centro Sperimentale Mimmo, in quegli anni, incontra l’amore: lei è Franca Gandolfi, una giovane allieva, bellissima e piena di talento. Ma quell’amore, destinato a durare tutta la vita, conosce fin da subito delle vere e proprie prove del fuoco, fatte di tradimenti di lui, gelosie di lei, momenti di intensa passione, rotture burrascose, riconciliazioni struggenti.

NEL SECONDO EPISODIO Se la miseria dei primi anni è stata attraversata da Mimmo con spirito guascone, se emigrare in Francia o in Canada per cercare il successo tra gli emigranti è stata una gavetta feroce ma sopportabile, la rottura con Franca dopo un paio d’anni rappresenta la prima sconfitta vera, una ferita dolorosa che lo porta a rimettere in discussione se stesso e le sue scelte: il sogno di diventare un divo del cinema gli appare irrealizzabile, c’è da guardare in faccia la realtà. Così, dopo aver ritrovato l’amore con Franca, Mimmo si rimbocca le maniche: si sposa, compra un appartamento a rate, accetta di puntare tutto sulla sua musica, su quelle canzoni che scrive da sempre soprattutto per se stesso.

Il mondo canoro italiano, in quel momento, è incarnato nei brani di Claudio Villa, Giorgio Consolini, Gino Latilla, Achille Togliani, tutti lacrime, sospiri, e melodie sdolcinate. Mimmo lo rifiuta, cerca altro. La forza epica e popolare della sua musica è rivoluzionaria, antica e moderna allo stesso tempo, italiana e mediterranea assieme. E i suoi testi raccontano la vita vera, i sogni veri, e le sofferenze vere di chi subisce ingiustizie, lotta, e certe volte soccombe. Arrivano così per Mimmo i primi successi, i primi dischi incisi per la RCA, l’attenzione del pubblico. Ma si tratta per ora di un successo di critica e ‘di nicchia’: il numero dei suoi ammiratori e soprattutto di chi compra i suoi 45 giri è troppo basso e la RCA dopo due anni decide di rescindere il contratto. Siamo nel 1957, alla soglia del cosiddetto boom, la travolgente crescita economica che in un breve volgere di anni porterà l’Italia tra i grandi della scena internazionale. Messo con le spalle al muro, Mimmo invece di cedere trova una nuova casa discografica, un nuovo editore, e rilancia. Basta col dialetto, è arrivato il momento di usare la lingua italiana per gridare il diritto a sognare un futuro di nuovi colori.

Mimmo va dunque a sfidare l’establishment della melodia nel suo tempio sacro, il Festival di Sanremo. E lo fa con una canzone folle, visionaria, futurista: Nel blu dipinto di blu. La genesi di questa canzone che rivoluzionerà il mondo della musica è una meravigliosa storia, che coinvolge non solo Mimmo, ma le persone a lui più care. E il successo a Sanremo, proprio mentre Franca scopre di aspettare il suo primo figlio, è impetuoso e insperato. Un successo che non travolge solo il polveroso mondo della canzone ma diventa il simbolo di un Paese che ormai vola in alto, nel cielo della modernità. Con i milioni di copie vendute da Volare, Domenico Modugno entra così, a poco più di trent’anni, nel mito. E l’Italia, a meno di tre lustri dalla fine della tragedia bellica, riprende il posto che le spetta tra le società d’occidente.

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