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Anticipazioni sulla sesta e ultima puntata del docu-reality di Italia 1, in onda martedì 10 luglio in prima serata con Rossella Brescia conduttrice. Ecco la rassegna stampa.
Mammoni-Chi vuole sposare mio figlio? (voto: 6,5) è arrivato all'ultima puntata, che per l'occasione sarà condotta da Rossella Brescia (6,5). Appuntamento su Italia 1 martedì 10 luglio in prima serata.
In prima fila i mammoni Dario (broker di 31 anni), Marco (studente universitario), Simone (modello), Antonio (imprenditore) e Pierpaolo (ballerino). Riusciranno le mamme Lorenza, Olimpia, Marina, Consilia e Franca a convincere i figli a scegliere la preferita?
La penultima puntata ha visto mamme e mammoni in vacanza con le ultime due scelte.
Così Simone e mamma Marina hanno scelto Barcellona per portare Simona e Angela. Antonio e mamma Consilia in vacanza a Venezia hanno portato Giusi e Milena. Pierpaolo e mamma Franca si sono diretti sulla Costiera Amalfitana con Giulio e Luca mentre Dario e mamma Lorenza hanno portato Eliana e Giusi a Parigi. Infine Marco e mamma Olimpia a Firenze erano con Camilla e Glenda.
Tra colpo di scena (litigata furiosa tra Marco e Glenda con le scuse a quest'ultima) e momenti sexy (Marco e Camilla sotto le lenzuola amoreggiano) si avvicina il momento della scelta finale e della formazione delle coppie.
RASSEGNA STAMPA Aldo Grasso sul Corriere della Sera: "Il primo aspetto che colpisce è la poca eleganza di queste madri che sembrano tutte derivare da un calco: trucco vistoso, occhi mascarati, aria da veggente. E un moto di compassione cerca invano di foderare quelle povere ragazze per proteggerle da tante malsane sgrinfie. Mammoni mi ha ricordato un vecchio programma di Raidue, La sposa perfetta, condotto da Roberta Lanfranchi e Cesare Cadeo (l'ho recensito nel giugno del 2007). Anche allora la trasmissione aveva generato commenti indignati perché appariva ignobile e squallida, perché umiliava le donne. Allora ci si indignava di più. Con un errore prospettico molto grave, però. Si dice sempre che la società civile è molto meglio della politica; analogamente si sostiene che la sempre adorata società civile è molto meglio della televisione. Ma appena arriva un format che si offre come un formidabile spiraglio sulla società civile, ma non sul versante controllato, scritto, sorvegliato, «pettinato», bensì su quello selvaggio, trascurato, su quello che tenta di sfuggire alla sorveglianza del copione, ecco partire l'indignazione: gli sguardi feroci delle mamme, l'odio delle medesime per le ragazze, la rappresentazione della diversità, ecc. Ripeto quello che ho scritto allora: Mammoni è un modesto programma d'intrattenimento ma un giudizio tecnico non deve mai trasformarsi in un giudizio moralistico, in un capitombolo nella più radicale mancanza di curiosità. C'è in giro qualche scrittore che ha descritto questi legami madre-figlio in maniera più efficace?".
Antonio Dipollina su Repubblica: "Mammoni nasce dallo stesso ceppo della Pupa e il Secchione e ne porta i segni devastati. La presunta social-ironia è schiantata dai toni compiaciuti e dalla sonnolenza immediata. Mammoni è fatto per intenerire mamme e figli che sognano un'evoluzione di vita partecipando alla prossima edizione".
Walter Siti su La Stampa: "L'idea è fare scherzando un po' di cronaca di costume, giocando ironicamente con gli stereotipi italioti: le mamme sono invadenti quel tanto che basta, i figli bamboccioni sufficientemente esemplari, si sfiora con malizia l'edipo (mamme e figli dormono nello stesso letto); il conflitto madre-figlio è pilotato e leggero, i toni sono quelli della commedia all'italiana. Gli autori si devono essere divertiti parecchio al casting. Il difetto maggiore è che non si fidano del loro programma: è un continuo mettere le mani avanti, con riassunti e anticipazioni; la voce off non fa che tirare le somme, suggerire letture; si usano mezzucci come l'accelerazione alla Ridolini o il rallentamento audio per sottolineare l'ironia, nel caso gli spettatori non ci arrivassero. Soprattutto temono la noia e concedono poca fiducia alle dinamiche da reality; forse non hanno torto, il livello drammatico stenta a decollare, gli inganni non fanno racconto".
Alessandra Comazzi su La Stampa: "Se non durasse tre ore sarebbe divertente. Narrazione a suo modo rigorosa ancorchè discontinua. Si strizza l'occhio a un tabù come l'incesto mostrando mamma e figlio nello stesso letto. Ma il gay in cerca di sposo che mestiere fa? Il ballerino. Troppo luogo comune. Ah, se Ercolani avesse potuto fare puntate da un'ora".
Francesco Specchia su Libero: "Di Mammoni scritto da Simona Ercolani, la cosa più nuova è la sigla ('Viva ancora con mamma/sto perdendo la calma/il pensiero si affanna/la vista s'appanna'). Il resto è vapore acqueo tratto da un format internazionale, a sua volta ispirato al film sui bamboccioni Tanguy di Étienne Chatiliez del 2001 e al misconosciuti Serial Mom di John Waters del '94. Il tema delle madri ferocemente chiocce è ritrito, ma effettivamente inedito in televisione. Ci sarà un motivo. Alle madri qui fanno da contorno cinque figli, ragazzotti più o meno bellocci, tra cui un modello, un perito assicurativo, un broker e un ballerino naturalmente gay per il quale la madre cerca «un uomo colto ed educato che se lo porti via». Ognuno di essi ha otto pretendenti da selezionare con l'aiuto delle genitrici; un calvario sentimentale tra discoteche, ristoranti, esterne vellutate in un meccanismo ispirato a Uomini e donne, solo più ironico e più umanamente sopportabile. Alcuni dialoghi, sgravati del becerume de La Pupa e il secchione e Tamarreide, risultano perfino simpatici, tipo quello tra il 46enne Antonio e mamma Consilia sulla necessità di scegliere pretendenti attempate: «meglio, figlio mio, se te la prendi più piccola, ti fa le corna!». Altri botta-e risposta, come quelli del figlio modello che si scucciola nel lettone schiacciato tra il materasso e il botulino della madre, insufflano una tristezza infinita. Inaspettatamente gli esprit più autentici risultano quelli tra mammà e il gay Pierpaolo, molto più dignitoso della frotta di concorrenti omosex che tentano di circuirlo. Il resto è finto come il sorriso di Mario Monti".
Alessandra Menzani su Libero: "Voto 2 alle mamme. Insopportabili, asfissianti. 'Tua moglie deve essere bella, deve essere laureata, giovane, dei paesi tuoi. Quella è volgare, quella è vuota, quella è moldava'. Si salvano solo la madre del concorrente gay e del palestrato 28enne. Il format è uno spot anti-matrimonio".
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