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Il generale Della Rovere, domenica e lunedì su Rai1 la fiction con Pierfrancesco Favino: "Non chiamatelo remake"

Sabato 8 Ottobre 2011, 20:30 in Fiction, Personaggi, Rumors di

Domenica 9 e lunedì 10 ottobre su Rai1 la fiction Il generale Della Rovere con Pierfrancesco Favino in un imbroglione-eroe nell'Italia del '44 occupata dai nazisti.

pierfrancesco favino-il generale della rovere-fiction-rai1.jpg Una storia che racconta la metamorfosi psicologica di un uomo di malaffare che, nel 1945, recupera la propria dignità sacrificando se stesso per una "giusta causa". La vicenda di un uomo che dopo una vita di truffe e raggiri si ritrova a capire l'importanza della solidarietà e dell'amor di patria diventando un "eroe per caso".
Il generale Della Rovere, una coproduzione Rai Fiction - Rizzoli Audiovisivi, per la regia di Carlo Carlei, andrà in onda domenica 9 e lunedì 10 ottobre in prima serata su Rai1. Con Pierfrancesco Favino (voto: 7,5) nei panni di Giovanni Bertone, Hristo Shopov (colonnello Müller), Raffaella Rea (Olga), Andrea Tidona (Bacchelli), Matt Patresi (Mario Valeri alias Fabrizio), Michele Nani (Ceraso) e Alexandra Dinu (Valeria).
Una miniserie ispirata al racconto di Indro Montanelli pubblicato nel 1959, un racconto con evidenti elementi autobiografici riferiti al periodo in cui il grande giornalista fu detenuto nel braccio dei prigionieri politici nel carcere di San Vittore. Nello stesso anno della pubblicazione da quel racconto fu tratto l'omonimo film di Roberto Rossellini con protagonista Vittorio De Sica. Il film vinse il Leone d'Oro a Venezia ex aequo con La grande guerra di Mario Monicelli. E fu Rizzoli a pubblicare il racconto di Montanelli, a produrre il film di Rossellini e ora, sempre Rizzoli, firma la produzione della miniserie per Rai1 che, rispetto alla pellicola di Rossellini, è più fedele al racconto originario.

1944, l'Italia è occupata dai nazisti. In una Genova devastata dalla guerra Giovanni Bertone, uomo bieco e giocatore incallito, conduce una "vita misera" tra una truffa e l'altra. Il suo obiettivo è fare soldi, senza scrupoli. Così millantando conoscenze illustri e amicizie altolocate imbastisce una truffa ai danni dei familiari dei prigionieri di guerra italiani detenuti dalle SS. Bertone riesce a estorcere denaro ai parenti dei carcerati promettendo in cambio la loro liberazione, cosa , ovviamente, che nessuno, tanto meno Bertone, avrebbe potuto  garantire. Il suo vile gioco però viene scoperto dal comandante delle SS Müller. La condanna per quel reato è pesante: lavori forzati o fucilazione. Nel frattempo gli uomini di Müller riescono a catturare un generale badogliano, Fortebraccio Della Rovere, un uomo chiave, destinato ad assumere il comando della Resistenza Antinazista nel Nord Italia. Nonostante l'ordine di tenerlo in vita, qualche cosa, nell'operazione, va storta. Per sbaglio il generale Della Rovere viene ucciso e con la sua morte sfumano, per i vertici delle SS, tutte le possibilità di ottenere rivelazioni importanti sul nemico e sui movimenti della Resistenza sul territorio della Repubblica di Salò.
Informazioni che di certo avrebbero fatto la differenza.
Il colonnello Müller, però, ha pronto un piano di riserva. Imbastisce una trappola per i partigiani inviando un falso generale Della Rovere nel carcere di San Vittore. La scelta cade su Bertone. Personaggio facilmente ricattabile a causa dei suoi traffici con le SS e particolarmente adatto al ruolo di spia per il suo animo privo di scrupoli e la sua abitudine a mentire, a raggirare. Müller è certo che potrebbe con facilità farsi passare per il generale Della Rovere e riuscire a estorcere informazioni ai detenuti di guerra.
Per la prima volta, nella sua vita, Bertone veste i panni di un uomo d'onore. Un peso che, nell'orrore della vita in carcere, comincia a risvegliare in lui un senso di rivalsa. Ed ecco che la finzione si trasforma in realtà. Bertone riscopre valori dimenticati e si ritrova  un uomo diverso, coraggioso come non lo era mai stato. Ed è così che l'antieroe si scopre tanto valoroso da sacrificare se stesso per non tradire i partigiani e, con loro, la salvezza dell'Italia.
"Non abbiamo mai pensato, neanche per un istante di poter fare una gara con i tre 'mostri' con i quali inevitabilmente saremmo stati paragonati, Montanelli, Rossellini e De Sica - ha detto Favino - Sarebbe stato come pensare di poter fare una gara sui 100 metri con Usain Bolt, ma lui è l'uomo più veloce del mondo e De Sica è un maestro, anzi più di un maestro. Se a cinque anni vedi Pane, amore e fantasia, cresci con la convinzione che la divisa è quello. I conti con Vittorio, se fai questo lavoro, li fai quotidianamente e non solo se riproponi un film che lui ha già interpretato. Lui fa parte di me, non ho cercato di copiarlo né di imitarlo, ma allo stesso tempo, chi vedrà il mio film conoscendo il suo, coglierà dei riferimenti che ho volutamente inserito perché davano al personaggio quella sfaccettatura con cui è nato. Per me Bertone è veramente di Sora. Le modifiche alla storia di Montanelli sono state fatte, in realtà, nella pellicola del '59 per convincere De Sica che aveva sempre scelto la commedia ad accettare un ruolo così drammatico. Nel romanzo Bertone e poi Della Rovere è un uomo basso, con il naso adunco. L'esatto opposto di De Sica. Ispirandosi a lui, nel film Bertone diventa schiavo del gioco. Non si tratta di voler copiare, piuttosto di comunicare e se ci sarò riuscito o meno con questo film, a giudicarlo sarà il pubblico".
Non ha paura del confronto neanche Carlo Carlei che, proponendo questa pellicola, ha accettato una sfida dura, ma stimolante: "Nessuno ha il diritto di chiedermi il perché della scelta del soggetto e prima di giudicare un lavoro bisognerebbe vederlo. Sono molto dispiaciuto di quello che ha detto Manuel De Sica e penso che il cinema vada attualizzato. La pellicola del '59 è un capolavoro, ma sarebbe impossibile riproporla oggi senza attualizzarla in qualche modo. Abbiamo dovuto risolvere una serie di problemi aggiungendo elementi di novità e originalità. Il film a cui ci ispiravamo è di 100 minuti, noi abbiamo avuto tra le mani una sceneggiatura che doveva coprire due serate e quindi due ore. Da qui l'inserimento della storia del cavallo, della bambina e l'espansione della storia d'amore tra Giovanni e Olga (nel film di Rossellini interpretata da Sandra Milo in una scena di qualche minuto e qui impersonata da una bravissima Raffaella Rea) e l'espediente della fuga per uscire un po' dall'ambiente claustrofobico del carcere. Quello che volevamo fare, e spero di esserci riuscito, era proporre in un momento in cui l'Italia è una barzelletta un modello etico che prescinde dal colore politico. Nessuno viene più giudicato per l'etica e Bertone/Della Rovere, truffatore e giocatore, ha un'etica fortissima".
All'aspra critica rivolta da Manuel De Sica di non aver saputo inventare un nuovo classico invece di riproporne uno già fatto ha risposto il produttore Angelo Rizzoli: "Credo sia importante a livello educativo proporre in televisione opere letterarie che nessuno leggerebbe più. Se si chiede in giro oggi il film vincitore del Leone D'Oro non lo ha visto nessuno. Spero di riuscire a portare a casa della gente un personaggio di spessore incredibile con le sue debolezze e con il suo riscatto".
"Ho preso parte ad un progetto bellissimo - ha aggiunto Hristo Shopov, l'attore bulgaro che interpreta il Colonnello Müller- Io non conosco il film di Rossellini, non so se è uguale o diverso. So solo che è una bella storia. Il personaggio che ho interpretato è un po' diverso dal tedesco cattivo che si vede di solito nei film. È uno che ha anche una coscienza e rispetta l'onore e il coraggio del finto Generale".

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