Classifica Fimi, bastano 1.000 copie vendute per andare in top ten e 10.000 per il primo posto. E' la tv (con i talent) la vera casa discografica

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amoroso1.jpg Come si possono interpretare i dati di vendita della classifica Fimi, l’associazione che riunisce il 90% delle case discografiche italiane e multinazionali? Ci ha provato Repubblica con un articolo di Carlo Moretti nel quale si sottolinea che, in base a uno studio sull’Italia della Ifpi (l’associazione discografica mondiale), oggi bastano 10mila copie vendute per arrivare al primo posto in classifica mentre dieci anni fa ne servivano più del doppio. Colpa del modo diverso di consumare musica: non si parla solo di download illegale. Ci sono anche lo streaming o YouTube: in 5 anni il mercato dei cd ha perso il 65%.
Repubblica ha provato ad anticipare i risultati della classifica Fimi di questa settimana e ha previsto Alessandra Amoroso al primo posto (pronostico azzeccato) con 15mila copie vendute de Il mondo in un secondo e Anna Oxa al secondo (ma è quarta) con 3mila copie acquistate di Proxima, lo stesso numero di quelle richieste per Alien di Giovanni Allevi. Al triplo album jazz Great sessions di Michel Petrucciani sono, invece, bastate 1.000 copie vendute per risalire al nono posto in graduatoria dopo molte settimane nelle posizioni più basse.
Di certo, come ricorda Paolo Giordano su Il Giornale, oggi è decisivo il ruolo della televisione che, oltre a lanciare nuovi talenti, li individua proprio. “Sicuramente - conferma Enzo Mazza, presidente della Fimi - porta in classifica volti nuovi. Questo è un aspetto positivo in un mercato come il nostro, fatto di una forte percentuale di repertorio nazionale, oltre il 55% del venduto, ma concentrato finora in pochi artisti consolidati. Ciò che preoccupa di più è se questi volti nuovi saranno in grado, anche grazie alle case discografiche, di costruirsi una carriera almeno di medio periodo o se sarà solo un turn over continuo di fenomeni”.
In ogni caso, nulla sarà più come prima. “I produttori degli show hanno sostanzialmente preso il posto dei direttori artistici. Ma si devono ancora affinare - aggiunge Claudio Cecchetto, forse il talent scout più blasonato in circolazione - e vorrei che i produttori tv creassero realmente delle case discografiche”. Per ora la sinergia è strettissima, come conferma Marco Alboni, presidente della Emi: “In una fase di completo redesign del mercato, questa formula ci permette di incontrare direttamente centinaia di potenziali artisti. E per mesi garantisce loro una ribalta tv”. Quest’ultima “ha preso il ruolo della discografia perché utilizza la musica per fare show - dice Marcello Balestra, direttore artistico della Warner Music - La differenza è comunque che la tv fa scouting ma poi abbandona l’artista, che torna ad aver bisogno della casa discografica. Diciamo che la tv fa il cosiddetto ’start up’, ossia il lancio. E la discografia si occupa ancora di scoprire talenti più ‘indie’: senza una multinazionale i Baustelle non sarebbero passati da quattromila a quarantamila copie vendute”.

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